sabato 23 settembre 2017

la più arresa

una cosa su cui ho riflettuto in questi giorni è che il più delle volte dire che una determinata cosa è buona anche se fa schifo, fa sì che in seguito risulti meno scandaloso sostenere, parlandone, che sia stata buona anche quando oggettivamente tutti ricordano quanto fosse schifosa e scadente, perché tutti, sia chi lo sosteneva che chi la recepiva, si saranno in qualche modo assuefatti all'idea che ciò che accade si dimentica e che quello che resta di ciò che accade è la sua rappresentazione. Se la rappresentazione è subito mistificata (per ragioni varie, dalla convenienza al quieto vivere) quasi nessuno avrà la voglia e le energia di mettersi a sostenere che la tal cosa, tanto osannata, era a tutti gli effetti una vera merda e che la sua rappresentazione non rappresenta affatto ciò che millanta di rappresentare. Perché in fondo, anche per dire e dirsi la verità, ci vuole una motivazione forte; se questa motivazione forte non c'è, ad un certo punto tutti si adagiano su una versione dei fatti che è la più confortevole e, nel contempo, la più arresa, la più rassegnata.

venerdì 4 agosto 2017

il mondo dei cani

i padroni sanno tutto

parlano e dicono quello che sanno del loro cane e degli altri, anche del tuo.
tengono il guinzaglio attorno al collo. Se il guinzaglio è consumato, significa che hanno molta esperienza.
Al parchetto dei cani ci sono le amicizie, le simpatie, le antipatie.
Certi cani sono molto aggressivi, gratta gratta, viene fuori che il padrone è uno stronzo.Al parchetto, se becchi lo stronzo, devi andare via, perché lo stronzo vuole tutto il pacchetto per i suoi cani, che non vanno d'accordo con nessun cane perché sono molto aggressivi. Io te l'ho detto, dice il padrone stronzo, come dire: ti ho avvisato. Come dire: ti ho minacciato.
I cani che vanno d'accordo tra loro vanno coltivati, bisogna impararne il nome, per compiacere i padroni.
I padroni dei cani che vanno d'accordo col tuo, vanno gratificati e con loro bisogna istituire un rapporto di solidarietà, e di alleanza. Contro i padroni dei cani che non vanno  d'accordo col tuo.
Per il padrone il suo cane è santo.
Quasi sempre i padroni dei cani parlano male dei padroni dei cani che non vanno d'accordo col loro cane.
I padroni dei cani conoscono i cani degli altri padroni dei cani che vanno d'accordo con il loro  e li chiamano per nome. Conoscono il nome dei cani che vanno d'accordo col loro cane e il nome del padrone dei cani che vanno d'accordo con loro.
Fanno alleanze.
I padroni dei cani, se vedono un cane di razza meticcia, subito cercano di indovinare che cane è: Ha del labrador, ha del pastore tedesco. Non si rassegnano, vogliono indovinare.
I padroni dei cani hanno le loro teorie che non vanno né contestate né messe in discussione perché sono come delle religioni.

febbre (prose brevi)




Ho il sapore dell'aria in bocca, vorrei dirti: Tieni a mente tutto tu. Non ricordo se era prima o dopo che hai portato in casa l'acqua. Prima o dopo hai chiuso la porta. L'ho sentita chiudersi - ho pensato alle pantofole e alla tua fissa del pulito che andava insieme ai tuoi passi, al profumo della federa. Hai portato dei fiori, li ho visti passare oltre la stanza,
me li hai fatti vedere dalla porta, sollevando il mazzo come una vittoria allegra, distante. I malati non gli odori intensi.
Non so cosa sia accaduto poi, quando non c'ero.
Mentre non ci sono stata.
Ieri il sole era caldo ma non mi hai portata fuori.
La stanza era scura, ti ho detto, sentivo i fischi delle navi, i libri sul letto mi hanno tenuto compagnia.
Conosco il tempo che impieghi a tornare dal lavoro
ma non so cosa fai là dentro, mentre dormo insonne.
Quando rincasi sei ancora lo stesso, il riso ha il solito sapore buono, di attesa appagata. La luce bagna il tavolo di cucina con le sue strisce sottili. Versi due bicchieri d'acqua
Da quanto tempo, non beviamo vino?
Domani - mi dici uscendo, domani facciamo l'amore - tieniti pronta.
Io cammino, per la prima volta e la sveglia, sul comodino, segna le sette, di sera - respiro, c'è il vento e guardo i tetti. Aspetto.
(2006|2017)

mercoledì 19 luglio 2017

diario del viaggio di nozze


in mezzo all'erba c'era una vipera. non faceva male a nessuno. stava nell'erba come una cosa tra le altre. ho battuto col bastone per vedere se aveva la testa piatta. le vipere mi avevano detto, le riconosci perché hanno la testa piatta. aveva la testa piatta. era dunque una vipera. dal gran battere il bastone si era anche rotto. lei si era mossa poco come dire, che hai? tutto sto battere.
allora mi ero vergognata.
la vipera si era intrufolata nel gradino della casa, era andata ancora più dentro. dopo non l'ho più vista, ma sapere che c'era mi metteva in agitazione. non volevo che si ricordasse che volevo valutarle la testa.

elefante

oggi sono andata a parlare coi fisici, per imparare delle cose sul tempo che dove non succede qualcosa non esiste. questa cosa sul tempo e anche altre. a me piace molto sentirli parlare in quel loro modo enorme e normale di buchi neri sparpagliati per la galassie, e noi, che esistiamo nell'unico universo alla nostra portata, nell'unico universo che siamo in grado di comprendere, di concepire, tra tutti gli universi possibili. eppure, ancora, non lo capiamo, perché non abbiamo fantasia. una divinità che si manifesta in forma animale, che quando la osservi è un elefante, per esempio, poi la esservi di nuovo, per vedere di che colore è, vedi il colore, blu, per esempio, ma poi, visto il blu, ti ridiventa tutti gli animali possibili e niente più elefante. la osservi di nuovo e va bene. elefante, sei contento, scrivi elefante, la osservi un'altra volta, ancora elefante, guardi il colore, bianco, ma non è più elefante. è ridiventata tutti gli animali. non si sa perché. non si capisce. eppure è così. se la osservi per sapere una cosa, va bene, se la osservi per saperne due, niente, devi ricominciare da capo. animale, tutti gli animali. è una divinità fatta così. e io li ringrazio tantissimo. poi, quando me ne vado, loro restano in quel tempo, io prendo la macchina e, per un po', credo che la vita sia piccola e splendente.

sabato 15 luglio 2017

a E




Avevamo fatto alcune fotografie tutti insieme in cui si sorrideva l'estate prima di salire sull'aereo per la turnè in sicilia dove poi il regista aveva fatto capire a tutti con le buone in un bagno turco che dio non esisteva, e tu, nonostante questo, eri così bello eri così sulla cima di tutte le cose, che ogni sera compivi un miracolo, che io trascrivevo al mattino su un quaderno seduta al tavolo del bar del cappuccino. ed ecco qua: il quaderno, le fotografie comprovanti il volo, il volar via, e noi, che non saremo mai più stati più luce di così.

venerdì 14 luglio 2017

la barca

D quasi un giorno sì e uno no, mi mandava una barca fotografata, voleva che gli dessi il mio parere, sapere se, secondo me, andava bene per andarci a vivere. Io gli dicevo, Sì, però ti devi prendere il coso, quello per imparare a navigare. Lui diceva, Quello poi si prende, è un problema secondario. Invece secondo me non era secondario, ma lasciamo stare. All'inizio io ci credevo, a questa cosa dei barconi, poi è diventata talmente una cosa simbolica, che si è capito che scegliere la barca per andarci a vivere, non era per andarci a vivere, era più per sopravvivere. Allora non gli ho più detto niente, del brevetto. Ho cominciato ad occuparmi solo della bellezza delle barche, che più erano vecchie e scalcinate e più erano belle. Una era bellissima. Costava neanche quattordicimila euro. Forse non navigava perché aveva dei buchi nella chiglia. Era rossa. Era in portogallo. E io, appena l'ho vista ho detto Questa. Poi ne sono venute altre (me ne ha spedite centinaia) ma quella era la più bella. la più salvifica. Adesso D si è comprato una casa, con le zampe, intendo, una casa che sta appoggiata alla terra, quindi niente acqua, niente barconi, niente mare. Ha messo radici. Qualche volta però, raramente, quando sono troppo triste al telefono, mi manda un'altra barca, ma io penso sempre a quella là, dico, niente, io amerò sempre quella portoghese rossa. Quella, dice D, non si può. Richiede troppa manutenzione. Lo dice serio, non scherza, perché, anche nei sogni, bisogna pensare al futuro.