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mercoledì 14 giugno 2017

Differenza

la dedizione deve passare inosservata
in caso contrario
è la sua stessa natura a subire un cambiamento.
La differenza tra fotografare una persona mentre è sorridente
o una che sorride, apposta, per farsi fotografare.

lunedì 12 giugno 2017

La grazia altrui

La bocca, bisognerebbe aprirla per dire cose buone. Per dire  Buongiorno, che bei capelli lisci che ha, molto lisci e pettinati bene, davvero.
Alla passante.
Bisognerebbe imparare, reimparare, a percepire con un po' di stupore, la grazia altrui.

mercoledì 7 giugno 2017

Tubi

una volta avevo molta fiducia nei tubi. Un'estate ho infilato il pollice in un tubo di ferro rosso di un mancorrente di una rampa di garage, e dentro il tubo c'era una vespa, che prima mi ha fatto un po' di solletico al dito, poi mi ha punto. Ci sono rimasta molto male, quasi offesa, che la mia amicizia per i tubi fosse stata tradita così. Da allora, saranno una quarantina d'anni, non mi è mai più venuta alcuna voglia di infilare un dito in nessun tubo, e anche i tubi, non solo quelli rossi, tutti, non mi destano più alcun interesse. Era primavera.

martedì 16 maggio 2017

innovative|intelligenti

una cosa che ho notato è che molto spesso, quelli che dicono delle cose molto innovative e intelligenti, che sulle prime ti sembra che cambino di molto il punto di vista e lo rivoluzionino addirittura, in senso poetico e antropologico e politico ed esistenziale, niente, dopo un po' diventano patetici, perché appena si accorgono di avere come dire, fatto un certo effetto, si dimenticano di essere stati ad un certo punto della loro vita in una posizione scomoda (che era la posizione giusta, privilegiata, dalla quale riuscivano a vedere quello che vedevano e che quasi nessun altro riusciva a vedere ) e si mettono comodi, ingrassano, parlano a voce più alta, e cominciano anche a capire che ci possono tirar su qualcosa, da quelle loro intuizioni, e addirittura guadagnare qualcosa. e allora, nella loro comodità, cominciano a diventare così ripetitivi e autoreferenziali e noiosi, che quasi era meglio se non rivoluzionavano niente poeticamente, e lasciavano tutto com'era, che alla fine non faceva molta differenza e non illudevano nessuno.

domenica 14 maggio 2017

Il limone

Il limone era morto per colpa mia, anche se dicevamo a tutti che era stato il freddo, il freddo era colpa mia. Perché tante altre volte si diceva che il limone lì sarebbe stato bene ma non era vero, che il limone lì era abbastanza al sicuro, ma non era vero. Tutte balle che si raccontano quando si vuole a tutti i costi far finta di niente, come facevo io quando dicevo che il limone era solo un po' secco sulle foglie ma le radici stavano bene. E tu, per non dirmelo, ci credevi, e solo dopo, quando ormai era irrimediabile, alla vista, abbiamo detto Peccato, che il limone era come se se ne fosse voluto andare da solo, abbiamo detto Peccato.

domenica 30 aprile 2017

pace

A me piace, quando vado in una città, guardare le cose che c'erano già, come certe facciate o certe chiese del cinquecento e pensare: tu eri già qui e ci sarai anche tra un po', dopo. intendendo, che i miei occhi non han potuto perturbarne gli archi le volte o le vetrate e dunque sì, quello starsene ancora lì delle cose molto vecchie. Mi dà pace.

domenica 16 aprile 2017

gesù

a me da piccola piaceva gesù dentro un libro della fondazione s-paolo che mio nonno teneva sul ripiano in alto vicino a una testa pesante e nera posata sopra un piccolo piedistallo, che era una testa di nessuno, un'opera d'arte. questo libro glielo avevano regalato quelli della banca che facevano sempre dei regali così, con le foto di torino vecchie o altre cose che non c'entravano niente. erano dei libri grossi con le figure che stavano in alto. perché mio nonno non leggeva libri d'arte ma solo gialli mondadori e le storie di fantozzi. a me piaceva aprire quel libro grande perché dentro c'erano le fotografie di gesù col sangue. che non era una cosa che si vedeva spesso. anche perché da noi, a casa nostra non c'era gesù. quindi lui stava solo in quel libro e quando lo aprivi sanguinava da tutte quelle ferite. era molto esagerato e grandioso e c'erano dei colori che non si vedevano mai. erano i colori delle chiese.
questo gesù aveva anche facce diverse ma sempre le stesse ferite, una sul petto e sui piedi, dove c'erano i chiodi. e aveva una fronte con le spine conficcate dentro.
questo gesù era non si capisce se vivo o morto, per questo era ancora più bello. io me lo guardavo ma senza dire niente, perché ai nonni non piaceva che si guardassero cose di religione. in genere poi quelle erano cose non per bambini, per via del sangue. ma io lo guardavo facendo finta di sfogliare così, senza dar peso. invece glielo davo, il peso, perché, se dopo tutti questi anni me lo ricordo ancora.

sabato 15 aprile 2017

gesù del libro

a me da piccola piaceva gesù dentro un libro della fondazione s-paolo che mio nonno teneva sul ripiano in alto vicino a una testa pesante e nera posata sopra un piccolo piedistallo, che era una testa di nessuno, un'opera d'arte. questo libro glielo avevano regalato quelli della banca che facevano sempre dei regali così, con le foto di torino vecchie o altre cose che non c'entravano niente. erano dei libri grossi con le figure che stavano in alto. perché mio nonno non leggeva libri d'arte ma solo gialli mondadori e le storie di fantozzi. a me piaceva aprire quel libro grande perché dentro c'erano le fotografie di gesù col sangue. che non era una cosa che si vedeva spesso. anche perché da noi, a casa nostra non c'era gesù. quindi lui stava solo in quel libro e quando lo aprivi sanguinava da tutte quelle ferite. era molto esagerato e grandioso e c'erano dei colori che non si vedevano mai. erano i colori delle chiese.
questo gesù aveva anche facce diverse ma sempre le stesse ferite, una sul petto e sui piedi, dove c'erano i chiodi. e aveva una fronte con le spine conficcate dentro.
questo gesù era non si capisce se vivo o morto, per questo era ancora più bello. io me lo guardavo ma senza dire niente, perché ai nonni non piaceva che si guardassero cose di religione. in genere poi quelle erano cose non per bambini, per via del sangue. ma io lo guardavo facendo finta di sfogliare così, senza dar peso. invece glielo davo, il peso, perché, se dopo tutti questi anni me lo ricordo ancora.

martedì 14 marzo 2017

contro una specie di rintanarsi



In fatto di scrittura, meglio non avere padri né madri e non avere gambe e gonne sotto le quali raggomitolarsi e sentirsi protetti. Meglio non poter dire: io vengo da lì, quello è il mio luogo e lì, mi si dà ragione. No. Molto meglio scrivere nello smarrimento dei segni, dello smarrimento dei segni, dell'equità di questo smarrimento. Meglio non avere salvezze, che avere salvezze sempre più piccole, sempre più condiscendenti. Meglio non farsi strozzare dal tepore torbido, del sentirsi a casa.

lunedì 6 marzo 2017

libertà





noi siamo degli schiavi, e come tutti gli schiavi non possiamo amarci, perché l'amore c'entra con la libertà.

domenica 5 marzo 2017

Mai più


Quando vai a fare qualsiasi cosa da tua madre, come ti è capitato oggi che dovevi stuccarle il lavandino di marmo col bicomponente, ti devi preparare. Per prima cosa non la troverai in casa. Per seconda, quando arriverà, non si accorgerà neanche che hai stuccato il lavandino. Poi dirà: mangiamo una pasta? E l'acqua ci metterà un'ora a bollire perché il fornello non funziona. Poi la pasta sarà troppo al dente e il sugo, prelevato da un barattolo di sugo molto costoso, sarà cattivo. Preparati a non essere per niente soddisfatta di nessuna risposta che ti darà. L'asina è troppo grassa, non darle troppo da mangiare. E' perché non si muove abbastanza. Sì, ma non darle troppo da mangiare. Non si muove. Ma dalle meno da mangiare. Dovrebbe muoversi di più.
Poi, quando torni a casa, preparati ad essere scontenta per tutto il resto della giornata, perché non si sa, e a giurare che mai più andarci a stuccare niente, né di marmo né di legno, né di qualunque altro materiale, a casa di madre. Mai più.



Domenica




Faccio alcune promesse a me stessa, confidando nel fatto che non le manterrò. Almeno, non tutte. Forse, nessuna. Fuori c'è il sole. Domenica.

martedì 13 dicembre 2016

gli artisti

Se ad un certo punto succederà che i soldi finiscano del tutto, allora diremo: bene signori, vi piace la nostra arte? ecco, ve la togliamo, non la produciamo più, perché non sappiamo proprio più come campare di questo. E siccome per farlo ci vuole tempo e pensiero, se quello che facciamo non ci serve per vivere dovremo fare altro, occuparci d'altro, e non faremo più questo , che a voi piace, che voi trovate bello, struggente, interessante, stimolante, commovente, toccante, fastidioso e urticante. In ogni caso, comunque vi sembrino le cose, noi non le faremo più, perché non abbiamo di ché vivere facendo questo.
E allora tutto il Paese si sveglierà e dirà: dove sono gli artisti? dove sono i poeti?
oh cazzo! li abbiamo lasciati morire di stenti! li abbiamo inculati a sangue!
che cosa terribile abbiamo fatto, dirà il Paese, bisogna subito provvedere!
Ed ecco che si provvederà, e ciascun membro del Paese porterà il suo oro in piazza, piccole cose: collanine, anellini, orecchini della comunione eccetera, e tutto questo oro non sarà come era una volta per la Patria , ma solo per gli artisti. E questo oro sarà fuso e diviso in piccoli pezzettini informi e ogni artista, andando a ritirarlo, dovrà dire davanti a tutti cosa gli fa venire in mente quella forma grezza, e se dirà qualcosa che valga la pena, gli verrà dato il suo gruzzolo, altrimenti verrà cacciato e dileggiato e svergognato nel pubblico ludibrio e mai più avrà il diritto di lamentarsi.
La giuria sarà una giuria popolare, ma di saggi.

mercoledì 30 novembre 2016

dialogo sul vincere cose







A non è uno scherzo, sei stato selezionato 

B eh?

A non è uno scherzo sei stato selezionato proprio adesso! 
sei il potenziale vincitore di una Audi a sette sportback.

Bchi?

A Adesso sei il potenziale vincitore 

B vinco?

A un' Audi A sette sportback. Vinci una audi. Sei contento?

B Una volta ho vinto al gratta e vinci. È stato una volta che ho comprato un gratta e vinci dove c'erano dei pallini da grattare, se dentro questi pallini di sotto tu ci trovavi dei numeri superiori ai numeri dei palini di sopra quella significava che tu vincevi quello che c'era scritto sotto i numeri dei pallini di sopra. 


A Una Audi A sette sportback non si vince tutti i giorni.

(pausa)

Congratulazioni! Sei stato selezionato per vincere il nuovissimo Iphone SS 44

B Io ho grattato tutto in una volta. Non guardavo di grattare prima i pallini alti o queli bassi. Non ci pensavo. Non mi importava né di vincere né di perdere. Perchè non ci credevo. E ho vinto.

A congratulazioni.
Sei stato selezionato.

B Ho vinto solo quella volta.

A Era bello?

B Non che si senta niente, dentro. Però era bello. 
Era come passare la mano su qualcosa di liscio liscio. E morbido.

A Come accarezzare un gatto?

B Come accarezzare un gatto.

( appunti vecchi per qualcosa che non mi ricordo)

domenica 13 novembre 2016

soldi e teatro



Ma se non ci sono i soldi chi l'ha detto che si debba per forza fare lo spettacolo. Se non ci sono i soldi lo spettacolo si può, anzi si deve non fare. chissenefrega di vedere uno spettacolo fatto a tutti i costi contro tutto. non è che al pubblico gli puoi dire, non c'erano i soldi, l'abbiamo fatto lo stesso. fa schifo. ma l'abbiamo fatto lo stesso così schifoso, perché senza i soldi nessuno aveva una forte motivazione, tutti erano senza idee, non venivano le idee perché senza i soldi anche se ti vengono le idee poi ti vanno via subito. ma l'abbiamo fatto, lo spettacolo: è uno spettacolo povero, uno spettacolo di merda, senza idee, senza niente, però è uno spettacolo. E l'abbiamo fatto senza soldi. E chissenefrega, ti puo' rispondere il pubblico.

domenica 24 aprile 2016

zone di resistenza




La nonna mi chiede di farle un po' di spesa Perché , dice, domani poi lo sai, è tutto chiuso. Sottolinea chiuso, per farmi capire bene che proprio tutto tutto è chiuso. Così lei chiede di comprare tre litri di latte per sicurezza. Le dico Nonna, al massimo dovessi restare senza, si può andare alla Coop. Ma lo sai cos'è domani? domani è il 25 Aprile, dice, e queste sono zone di resistenza, se si provano ad aprire, i partigiani  figurati, son capaci di bruciargli il supermercato.


Allora vado al Carrefour, prendo il latte e quando sono in cassa dico alla cassiera Allora domani, tutto chiuso, sottintendendo altrimenti i partigiani vi brucian tutto. Siamo aperti ventiquattr'ore su ventiquattro, mi dice strisciando i codici, e anche il primo Maggio.

mercoledì 16 marzo 2016

ci voleva coraggio

Poi improvvisamente mi viene in mente il caldo nella pancia ma anche al fondo della gola che mi veniva quando per sbaglio a casa di mia bisnonna dal vassoio delle caramelle pescavo quella al brandy. La scartavo e lo sentivo che era più appiccicosa delle altre, ma non me ne importava. La mettevo in bocca. Cominciavo a sentire quel caldo che brucia e passa dalla bocca al dentro che mi spaventava ma era bello. Una cosa da grandi e un segreto. Pensavo, il nonno si mangia queste caramelle. Non mi piacevano perché erano brucianti e quasi amare. Però erano da grandi, erano le caramelle per gente adulta. Ci voleva coraggio. 

martedì 27 ottobre 2015

ecco cos'era








Ecco cos'era: lo stesso posto, la stessa finestra
ma senza il muro 
lo stesso balcone, la stessa luce, la stessa finestra,
ma senza casa
lo stesso campanile, l'albero piccolo,
l'albero grande in piedi lontano,
ma senza vento azzurro tra i capelli.
Tutto sveglio, reale, 
ma lasciato solo
un tempo indietro.

Le nostri voci cadute dal balcone 
come stracci a dare scandalo 

al deserto.

venerdì 23 ottobre 2015

un di più









(Carezze, acrilico su barattolo)







Ieri al telefono ho imparato le seguenti cose:
Ci sono le cose che ci sono e quelle che non ci sono.
Quasi tutte le cose dipendono dai soldi e dal tempo. 
Le cose che non ci sono non ci sono perché: o non fanno fare abbastanza soldi, o richiedono troppo tempo o sono talmente piccole che non si vedono.
Di solito la regola è quella.
Ma a volte è peggio.  Infatti a volte le cose non ci sono perché non ci sono mai state. 
Molto dipende dal potere. Ma anche il potere, per lo più, dipende dal tempo e dai soldi. E molto anche dalla stupidità. La stupidità è naturale, non è una cosa che qualcuno mette. Cola giù, come un qualcosa di denso e sporco, negli spiragli, negli anfratti. E leva aria.

Quindi, senza aria, le cose dopo un po' smettono di respirare. Tirano un sospiro. E smettono di respirare. 

Le cose vive respirano. E questo, ho imparato ieri al telefono, non è che sia un problema, è un di più.