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giovedì 23 giugno 2016

UNA COSA DI ATTUALITÀ' discussione di altissimo livello tra me e Gi sulla brexit

Gi al telefono dice Lo sai che oggi è un giorno importante. Penso se mi sono dimenticata una data, come quella del nostro fidanzamento o matrimonio civile o qualcosa che abbiamo fatto insieme di memorabile. Ma poi Gi mi dice La Brexit.
CI penso un po' e mi accorgo che non ci avevo pensato, e che la cosa mi innervosisce. Non mi ero resa conto che la cosa mi innervosisse. Infatti poi dico Sai cosa ti dico, a me sti inglesi mi stanno sul cazzo, io quasi quasi, se vincono i no, farei un referendum tra noi per decidere se li vogliamo ancora, nella UE. E mi sento molto europea, come se essere o non essere nella UE fosse una cosa di cui andar fieri, una cosa che si sente come un'identità. Però è così, perché altrimenti perché mi fa arrabbiare? Allora Gi dice Mi sa che vincono i sì. Potrebbero vincere. Allora io dico, E se vincono, che se ne vadano. Ma poi Gi dice, Guarda che se vincono i Sì, poi per andare a Londra ci vuole il passaporto. Sai quanto me ne frega, dico, io a Londra non ci vado proprio. Non mi piace andare a Londra, non ci vado mai. Sì, ma è scomodo, dice Gi, che secondo me pensa alla storia del passaporto, si immagina già alla frontiera che cerca il passaporto e non lo trova. Allora dico, non ti preoccupare, si fa come prima, il prima non è così male, perché prima di solito è quando le cose non erano schifose come adesso, perché il prima era prima, era più indietro rispetto all'entropia, quindi meglio. Quindi, penso, se torniamo ai passaporti, torniamo all'inter-rail, tutte quelle cose lì, che in me si associano anche a storie romantiche di limitamenti in treno e dormite in sacco a pelo sul traghetto ma questo non c'è bisogno di dirlo a Gi. Ma Gi poi dice, si potrebbe fare la guerra di secessione, come hanno fatto gli Stati Uniti con gli stati del sud. Se vincono i no, dice Gi, gli dichiariamo guerra, perché non se ne vadano. 
No, gli dico, è come cercare di convincere uno che ti vuole lasciare a non lasciarti riempiendolo di sberle, non è bello e non lo convinci. Ma con gli Stati Uniti ha funzionato, dice Gi.  Sì, ma noi non abbiamo un buon esercito, poi cosa ce ne frega a noi degli inglesi scusa, lascia che se ne vadano, dico. Ma non noi, dice Gi, noi tutti, noi tutti quelli che restiamo nella EU, che siamo tanti, siamo (dice un numero bello grande di stati). E facciamo come gli Stati Uniti. Lascia stare gli Stati Uniti, dio io, sono degli psicopatici. E Gi, dalla stiazione, si mette a ridere.

domenica 25 ottobre 2015

STARE ATTENTA



Mi piace proprio sentire il rumore del fruscio del fango del sentiero con intorno funghi o altro,lo stare attenta a dove metti i piedi o la pioggia, non ha importanza. Cani o no. Non ha importanza. È proprio quel tipo di sensazione di con te o senza di te è uguale,
che mi piace adesso.

mercoledì 21 ottobre 2015

una stanza tutta per me














Al posto di questo silenzio c'era un racconto. Il racconto l'ho cancellato perché ero troppo arrabbiata con la mia scrittura che non faceva quello che volevo io.
Tu devi tendere l'arco e chiudere gli occhi. Dicono. Ma, a volte, non funziona. Apri gli occhi: le cose sono le stesse. Non hai fatto centro.
Credo che molto dipenda dal prendersi troppo sul serio. Impossibile scrivere prendendosi troppo sul serio. Molti scrittori scrivono tutta la vita prendendosi molto sul serio. Ma il troppo è troppo. E poi, a me, quegli scrittori annoiano molto.
In realtà stamattina mi ero svegliata pensando al ruolo della donna. Pensavo a Virgina Woolf. Ieri, alla televisione avrei voluto chiedere a Erica Jong, se le pareva strano che leggendo il suo libro, l'avessi lasciato sul tavolo per andare a riprendermi Virginia Woolf. Mi sembrava che leggere Una stanza tutta per sé, fosse un buon modo per leggere il suo libro. Ma non avrei saputo spiegarle il perché. 
Del resto, non ce ne sarebbe stato il tempo, essendo che il tempo per la domanda era stabilita nell'ordine dei quindici (o forse meno) secondi. E di sicuro non avrei trovato le parole per spiegare perché, invece di leggere il suo libro, mi era venuta voglia ddil leggere quello di un'altra scrittrice. Non sarebbe stato educato.
Quando a Virginia, anche Virginia.
Ecco, quello che mi sento di dire adesso è che: La capisco.
Capire un libro non è cosa di tutti i giorni. O meglio: non tutti i giorni si può capire lo stesso libro.
Io capivo Una stanza tutta per sé, perché in questi giorni pensavo molto alla figura della donna nella letteratura.
E anche Concita De Gregorio infatti ha fatto la sua domanda dicendo Secondo lei perché le attrici, le scrittrici eccetera, sono a tutt'oggi pagate meno, dei loro colleghi uomini. 
Ma la mia domanda non sarebbe stata sui soldi. 
Sarebbe stata piuttosto: Secondo lei perché Lei scrive un libro pieno di morte e tutti qui credono si tratti di un libro che parla di una che cerca avventure erotiche su internet?
Perché è lei stessa a dire che il suo libro parla di questo. Eppure nessuno le ha chiesto di dirlo. Philip Roth, ne L'animale morente parla di sesso, ma nessuno (tanto meno lui) si sognerebbe di dire che quello è un libro su un uomo che toccaccia le tette di una ragazzina.
No. Philip Roth si può permettere di scrivere un libro, di metterci dentro le tette di una ragazzina, un'allieva per giunta, e di andar fiero di aver scritto un libro angosciante. Quanto toccante e degno.

Ma il punto qual era. Mi sono persa.
Mi perdo e mi perdo.

Io ho una stanza. la stanza ha due porte. Una sul soggiorno, una sulla cucina. 
Nella stanza c'è una scrivania. Alla mia sinistra, una finestra, un balcone. 
Sul balcone ci stendo i panni d'estate. Quando c'è il sole anche in autunno. 
Dietro ho la porta della cucina.
se qualcuno deve andare in cucina, deve necessariamente entrare nella mia stanza.
Poca cosa se considero che la maggior parte delle volte sono io stessa a dover andare in cucina.
A spegnere il fuoco.
A controllare che qualcosa non stia carbonizzandosi sotto il fuoco delle mie parole. 

Tu non cucinare più, dice Gi.
Lavora.

Ma se non cucino, lo so, è paradossale, non lavoro.
Il mio lavoro è talmente intrinsecamente mescolato all'olio, alle padelle, alla buccia delle cipolle, ai cipollotti, al porro, al cavolo nero, che non saprei.

Io, nella mia stanza posso starci quanto voglio. 

A proposito della scrittura mi viene ancora da dire questo:L'uomo scrive con la punta (della penna, del cazzo, del cervello);
 la donna scrive con l'incavo(delle mani), raccoglie quel che cade(dal cielo la pioggia, dal tempo un minuto), e lo 
salva (prova a salvarlo).

Quindi in definitiva si tratta di due azioni differenti, denominate entrambe scrittura, ma diverse.


Su questo pensiero non ho domande.








  

martedì 13 ottobre 2015

mio sposo















Io ti dico i colori,
ti dico questo è un verde, non un rosa. 
Tu mi dici gli ardori,
mi dici questo viene prima, questo viene dopo, 
mia sposa.

mercoledì 30 settembre 2015

una rubrica di cinema

Vorrei parlare un po' dei film che ho visto negli ultimi tempi, sempre che a qualcuno possa fregargliene di quello che penso io, dei film.

Primo: Cul de sac, Polansky.
Mi è piaciuto perché è bellissimo, scritto molto bene e, secondo me, molto ben girato. È un film che tutti dovrebbero vedere almeno un paio di volte ma anche di più, e pensarci su molto bene prima di scrivere un film o girarlo. Sempre secondo me.

La regola del gioco, Renoir bello veramente.Non solo la scena della caccia. Tutto. 
Visto qualche settimana fa, anche questo consigliato non solo a quelli di Chieri che se lo possono trovare in biblioteca come ho fatto io,  ma anche a quelli che vivono in altre città come Torino, Napoli, Palermo. Insomma, tutte.

Tra i film che si vedono al cinema direi Taxi Teheran di Panahi, bel film, anche a suo modo geniale e rivoluzionario, per come è costruito e per il fatto che è forse uno dei pochi film che fanno un discorso politico non sornione, senza compiacimenti né seghine mentali (come fanno i film italiani quasi sempre). Panahi comunque, mi piace anche fisicamente, come uomo, voglio dire, mi fa sangue, quindi non so se questa critica vale non essendo del tutto imparziale.

Per non dare l'idea di essere di quelli che criticano solo i film d'autore, ci metto pure un film, diciamo, di cassetta, che ho visto con Gi due giorni fa. Gi era molto commosso e ha detto: È il primo film che vediamo (da quando stiamo insieme) che finisce bene. Il film si chiama Dove eravamo rimasti ( mi pare), e parla di una rocker anziana (Maryl Streep) repubblicana che abbandona il marito ricco e i tre figli e poi alla fine, grazie al fatto che il suo compagno rocker anche lui e anche lui abbastanza avanti con gli anni, ma non sfatto, si impegna la Gibson per pagare il viaggio per andare tutti (la band) alla festa di matrimonio di uno dei due figli, quello non gay, che però poi anche lui è contento, anche se all'inizio non lo era molto, e lei va al matrimonio tutta vestita di azzurro non essendoci abituata (si vestiva solo di nero coi capelli con le treccioline e i braccialetti e gli anelli) poi nel bel mezzo della cerimonia lei dice che non aveva i soldi per fare il regalo al figlio etero ma che come regalo gli fa questo. e sale sul palco e arrivano tutti gli smandrappati della sua band (che con la Gibson il suo compagno era riuscito a pagare il viaggio anche a loro, ma questo si capisce dopo perché era una sorpresa, e suonano una canzone di Bruce, che all'inizio sembra che a nessuno piaccia, ma poi alla fine si mettono tutti a ballare, anche il padre, il marito, che sulle prime non la cagava perché lei non piaceva alla sua compagna (una che ricordava vagamente Michelle Obama) bella, ma antipatica, anche se poi alla fine si capisce che era buona anche lei perché sorride.
e anche tra lei (Maryl) e la figlia con problematiche suicide e di disistima di sé, dovute in parte al fatto di essere stata lasciata dal marito poco dopo il matrimonio per una postina (cioè una di appartenenza sociale inferiore alla sua) in parte al fatto di essere stata abbandonata dalla madre in giovane età (quindi comunque anche il discorso della ferita narcisistica provocata dalla separazione dei genitori che fanno le scelte ma non tengono conto delle ripercussioni che tali scelte hanno sulla psiche dei propri figli) è anche lei felice, perché balla.
Ballano tutti.
E devo dire che questo film mi è piaciuto, anche se non è proprio il mio genere, perché Maryl canta benissimo, e perché mi ha dato degli spunti per come sistemarmi a livello di acconciatura e di trucco nei prossimi anni.





martedì 29 settembre 2015

Passi avanti

Sabato, che ero a Novoli, mi aveva chiamata Mino durante le prove, per dirmi che il frigo era vuoto e che non aveva niente da mangiare. Fatti una pasta, gli ho detto. Lui ha detto Sempre pasta - io ho detto Eh,sì, dovrebbe esserci anche del tonno, nello sportellino di metallo.Però poi, messo giù il telefono, ecco i morsi della colpevolezza addentarmi il cuore.
Gli ho mandato subito un sms con scritto Quando torno faccio le tagliatelle.
Lunedì sono tornata. Ho comprato sì,le uova, ma non ho avuto tempo per fare le tagliatelle.
Ieri Mino era decisamente sull'arrabbiato per via delle tagliatelle promesse da oltre tre giorni e non ancora mantenute. Per cena si è fatto un uovo alla coque, senza felicità.
Stamattina  appena sveglia, ho sentito risvegliarsi in me una grande energia vitale materna e casalinga, e mi sono messa a mescolare le uova con la farina:




Siccome Gi è a dieta (per via della Nutella che continua a mangiare col cucchiaio, sempre con la scusa che avendo smesso di fumare non può contenersi anche in tutte le altre cose della vita perché a quel punto che vita è) quindi non può mangiare le tagliatelle.Così ne ho fatte poche, solo per Mino e un po' per me, ma poche, per solidarietà con Gi, perché non mi veda mangiarmi anch'io un piattone di tagliatelle all'uovo fatte in casa con burro e parmigiano, mentre lui si mangia la crema di zucca senza patata e senza olio. 
Gi,però, non ha dato segni di apprezzamento, quando ha visto le tagliatelle sul tavolo, non è sembrato contento. Non mi ha detto Che belle tagliatelle! 
Perché sa che non può assaggiarle. 
Gi, così facendo, pensa di farsi vedere distaccato e superiore, ma in verità non fa che dimostrare un attaccamento smodato alle tagliatelle, cosa che, a ben guardare, non gli fa onore.

Poi io e Gi siamo usciti e siamo andati dal ferramenta a comprare le bacchette, e abbiamo messo su (finalmente)le tendine del bagno, fatte con della tela da sdraio che ho trovato quest'estate in un banco del mercato.
Sono venute proprio bene


e questo è tutto. 
Da oggi non ci sarà più bisogno di tirare giù le saracinesche ogni volta che ci si siede su water. È un bel passo avanti.