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lunedì 12 giugno 2017

La grazia altrui

La bocca, bisognerebbe aprirla per dire cose buone. Per dire  Buongiorno, che bei capelli lisci che ha, molto lisci e pettinati bene, davvero.
Alla passante.
Bisognerebbe imparare, reimparare, a percepire con un po' di stupore, la grazia altrui.

domenica 4 giugno 2017

non è successo niente

Non è successo niente, alla fine. Alla fine non era niente. Ma per un momento tutto è diventato come l’avevamo visto solo in televisione, Bataclan, charly hebdò, queste cose, che succedono sempre in altri altri posti.
Io, che ci fosse la partita della juventus, l’ho saputo solo in piazza vittorio. Non seguo il calcio e non amo i chiassosi, gli strombazzanti, gli sbandieranti e gli urlanti, neanche a fin di bene.
Sono problemi miei,mie turbe ancestrali, non amo le folle e, se posso, le evito. Però, se per andare al cinema, devo passarci in mezzo, non ne faccio un dramma. passo.

E il film era bello.

Poi siamo fuori dal cinema tutti contenti, ci diciamo Beh, allora adesso andiamo a mangiarci una pizza al padellino. Così cominciamo a camminare verso la pizzeria e superiamo un bivacco di tifosi seduti per terra  (sul marciapiede e sulla strada) a guardare la partita, e a quel punto non so, forse perché seduti, forse perché la juventus sta perdendo e hanno perso la loro baldanza strombazzatrice, forse perché hanno l’aria di persone umane sedute una accanto all’altra e non di una massa, ecco, mi sembrano simpatici. Ci passiamo in mezzo, scavalchiamo e chiediamo scusa, scusi, pardon e arriviamo in via Po.
Visto, dice Gi, che sono anche carini, potrebbero starsene a casa propria a guardare la partita, e invece sono tutti qui, seduti così, è bello no?
sì, dico, voltandomi a guardarli, è vero, hai proprio ragione.
Poi ai mondiali, dice Gi, ci veniamo anche noi qui a guardare la partita seduti in strada.
Sì sì, dico, pensando No no, ma poi c’è tempo.

e andava tutto bene, e non c’era nessun problema, ed eravamo contenti di aver visto un bellissimo film e che dopo ci fosse concordata anche quella cosa della pizza al padellino, che era un’ulteriore riprova del fatto che la vita è piena di cose belle e poetiche  e di film belli e  e di gente che alla fine è disposta a starsene seduta a terra per godersi una sconfitta calcistica in compagnia.
Il migliore dei mondi possibili.

Camminiamo mano nella mano, un po’ romantici, commentiamo il film, diciamo Che bello eh, il dialogo con la madre, che bello il momento dello scivolo, quando fuori piove e loro sono lì, rintanati, e che bello quando i due si parlano mentre il figlio è uscito a cercare i biglietti della lotteria e tutt’e due guardano in direzione sua, che è la stessa del pubblico, come se il figlio fosse oltre lo schermo e mentre parliamo all’improvviso sentiamo un rumore di mandria.
una mandria come quelle dei documentari sulle gazzelle o sui bufali, che galoppa rincorsa da un predatore affamatissimo e scaltro. una mandria spaventata, impazzita, che vuole solo salvarsi la vita.
Come tutte le mandrie fa rumore di mandria, che è rumore del respiro della mandria e del suo correre, del suo scappare, che non è solo un correre ma un correre via da qualcosa per andare il più velocemete possibile da un’altra parte che non si sa quale sia, in cerca di salvezza.
Il tentativo di salvarsi, fa quel rumore lì, scomposto, ansimante, caotico e insieme ordinato, corale. uno spasmo, una tensione di branco.
E noi, che NON VENIAMO da quella piazza, CHE NON SAPPIAMO cosa sia accaduto, essendo cospecifici di quella mandria, NE AVVERTIAMO la spinta, NE ANNUSIAMO il terrore.
Questa parola, terrore, è, per ora, una parola come le altre. Non è ancora stata usata in altro modo, da noi. Certo, l’abbiamo letta, l’abbiamo ascoltata, l’abbiamo anche pronunciata, ma sempre così, come una parola e basta. Adesso invece, quella parola, è come se fosse entrata più in profondità, come se l’avessimo inspirata  e ci avesse avvelenato.
Questa mandria, che corre tutta in una stessa direzione, ci investe, non solo fisicamente, anche istintualmente. Ci dice col corpo: da qualche parte, presumibilmente quella da cui stiamo fuggendo, sta accadendo, è accaduta, accadrà, qualcosa di molto, molto pericoloso.

E allora corriamo. diventiamo mandria, diventiamo parte di quel corpo spaventato che si muove e spinge e muove l’aria, in cerca della propria salvezza.
Ma non sappiamo il perché. Né, più di tanto, ce lo chiediamo. Siamo appunto, in questo momento, soprattutto, quasi interamente, animali.

la fuga poi, è fuga, anche quando il pericolo non esiste. Non ha corpo né consistenza.

Da cosa fugge questa mandria. Da cosa fuggiamo noi, che siamo IN questa mandria?

Soltanto un attimo prima ero un individuo,ero in grado di valutare questo e quello, di avere un’opinione sulle cose, sui fatti, sul mondo, e anche (lo ammetto) sui tifosi di calcio; adesso sono solo parte di un organismo e non c’è più da pensare, c’è da correre, c’è da non cadere, c’è da cercare un posto in cui riparare. Un bar? un ristorante?
Bar, ristoranti che fino a un attimo prima erano solo vetrine con gente seduta, tavolini con candele, vini d’annata o birre, adesso sono ripari, zone in cui entrare per cercare protezione.
Strano registrare adesso, come una cosa, un luogo, possa trasfigurare a seconda della realtà in cui è immerso.
Come diventa all’improvviso strana, una pizzeria, se la gente che la popola non è più, per la maggioranza, lì per mangiare la pizza ma per salvarsi la vita.
E poi,neppure questo è vero.
Perché in effetti, la vita di nessuno lì, era in pericolo, nè lo era mai stata.
Noi eravamo dentro un organismo impazzito e ne facevao parte, ma fuori, a vederci da fuori, a poterci vedere come un piccione che vola su quelle strade diretto al fiume, niente. Non sta succedendo niente.
La paura che possiede questa massa, è (l’ho scoprirò più tardi) una paura senza ragione. Ma che differenza fa, che sia immotivata,in questo momento? Genera comunque conseguenze.
In me ha generato conseguenze, ma sono sicura che la stesso sia stato per tutti quelli che ho incontrato. Gente che, appunto, non riuscendo più ad interpretare la realtà, chiama qualcuno al telefono, altrove, esortandolo ad accendere la televisione, chiedendogli: Cosa dicono che ci sta succedendo?

Noi eravamo in un posto, terrorizzati, e aspettavamo che qualcuno ci spiegasse cosa stava succedendo.

il terrore, fa perdere la testa.

E il terrore non si genera più soltanto con gli spari. Il terrore può essere un riflesso condizionato.
condizionato. condizionato. condizionato.
mi sto ripetendo?

Lorenz, parlando delle sue oche, in un libro che era un po’ la bibbia di mia mamma, diceva che lui aveva condizionato le oche a seguirlo perché gli faceva da mamma. oppure che aveva convinto questa o quella oca a fare determinate cose perché faceva un suono, uno schiocco, al quale poi corrispondeva (per chi lo seguiva) un premio.
in altri casi poi, il condizionamento poteva anche essere negativo, tipo: Se fai questo ti becchi un calcio in culo, o: se non fai questo, non ti voglio più bene.

cose così.

condizionamenti ce ne sono tanti, e alcuni anche a fin di bene.
il problema è però, appunto,la relatività del bene.
se io penso che una cosa sia bene, come ad esempio non fare pipì sul pavimento di casa, quasi tutti sono d’accordo. il cane piscia, lo condiziono, e tutti sono contenti. Alla fine, anche il cane.
Se hai le mani sporche e tua madre o tuo padre ti hanno convinto che se mangi con le mani sporche prima o poi ti verrà il tifo o il colera, ad un certo punto della tua vita tu non ti siederai più a tavola senza esserti lavato le mani, e sarai salvo.
ma sei condizionato.

il terrore è un ottimo condizionante. è rapido e funziona anche in assenza del proprio principio attivo.
Perché, una volta sperimentato, condiziona a lungo.

Ma noi che ieri eravamo quella mandria spaventata dai fantasmi, non eravamo pazzi. eravamo il prodotto di un condizionalìmento. come i cani, come le oche, come i soldati, come chi, vedendo un rom, si mette una mano sulla borsa o sulla tasca. Niente di male, sono condizionamenti.
Fa parte del gioco.

Ecco.

Se domani mi dicessero: vieni a un concerto in piazza, gratis, c’è Dylan, c’è Springsteeng, c’è De Andrè resuscitato; io vorrei di certo, ma non so se avrei il coraggio di andarci.
Perché sono condizionata.

Forse la mia voglia individuale sarebbe schiacciata dal mio condizionamento e lascerebbe perdere, lascerebbe direbbe: magari un’altra volta e un’altra volta, direbbe lo stesso.


Peccato perché un concerto di un resuscitato non capita tutte le sere.

martedì 16 maggio 2017

innovative|intelligenti

una cosa che ho notato è che molto spesso, quelli che dicono delle cose molto innovative e intelligenti, che sulle prime ti sembra che cambino di molto il punto di vista e lo rivoluzionino addirittura, in senso poetico e antropologico e politico ed esistenziale, niente, dopo un po' diventano patetici, perché appena si accorgono di avere come dire, fatto un certo effetto, si dimenticano di essere stati ad un certo punto della loro vita in una posizione scomoda (che era la posizione giusta, privilegiata, dalla quale riuscivano a vedere quello che vedevano e che quasi nessun altro riusciva a vedere ) e si mettono comodi, ingrassano, parlano a voce più alta, e cominciano anche a capire che ci possono tirar su qualcosa, da quelle loro intuizioni, e addirittura guadagnare qualcosa. e allora, nella loro comodità, cominciano a diventare così ripetitivi e autoreferenziali e noiosi, che quasi era meglio se non rivoluzionavano niente poeticamente, e lasciavano tutto com'era, che alla fine non faceva molta differenza e non illudevano nessuno.

domenica 30 aprile 2017

pace

A me piace, quando vado in una città, guardare le cose che c'erano già, come certe facciate o certe chiese del cinquecento e pensare: tu eri già qui e ci sarai anche tra un po', dopo. intendendo, che i miei occhi non han potuto perturbarne gli archi le volte o le vetrate e dunque sì, quello starsene ancora lì delle cose molto vecchie. Mi dà pace.

domenica 16 aprile 2017

gesù

a me da piccola piaceva gesù dentro un libro della fondazione s-paolo che mio nonno teneva sul ripiano in alto vicino a una testa pesante e nera posata sopra un piccolo piedistallo, che era una testa di nessuno, un'opera d'arte. questo libro glielo avevano regalato quelli della banca che facevano sempre dei regali così, con le foto di torino vecchie o altre cose che non c'entravano niente. erano dei libri grossi con le figure che stavano in alto. perché mio nonno non leggeva libri d'arte ma solo gialli mondadori e le storie di fantozzi. a me piaceva aprire quel libro grande perché dentro c'erano le fotografie di gesù col sangue. che non era una cosa che si vedeva spesso. anche perché da noi, a casa nostra non c'era gesù. quindi lui stava solo in quel libro e quando lo aprivi sanguinava da tutte quelle ferite. era molto esagerato e grandioso e c'erano dei colori che non si vedevano mai. erano i colori delle chiese.
questo gesù aveva anche facce diverse ma sempre le stesse ferite, una sul petto e sui piedi, dove c'erano i chiodi. e aveva una fronte con le spine conficcate dentro.
questo gesù era non si capisce se vivo o morto, per questo era ancora più bello. io me lo guardavo ma senza dire niente, perché ai nonni non piaceva che si guardassero cose di religione. in genere poi quelle erano cose non per bambini, per via del sangue. ma io lo guardavo facendo finta di sfogliare così, senza dar peso. invece glielo davo, il peso, perché, se dopo tutti questi anni me lo ricordo ancora.

martedì 14 febbraio 2017

Noi

tutto quello che facciamo,
tutto quello che abbiamo fatto,
è stato sempre camminare
dentro la foresta buia
al fondo della quale
qualcuno ci aveva indicato
di sicuro 
avremmo trovato
la famosa casetta
di cioccolato.

martedì 3 gennaio 2017

Più ordine







In questi giorni preferisco scrivere pensando di non essere io quella che scrive. Come alcune volte preferisco camminare pensando che le gambe con cui cammino non siano le mie.Per camminare con più coraggio. Il the al gelsomino è buonissimo e mi dico sempre che andrebbe bevuto tutte le mattine. Ci sono tante cose che mi dico che dovrei fare tutte le mattine, come la ginnastica e le passeggiate e, finire i libri. Molte cose non vogliono restare le stesse, dopo un po', è come se perdessero presa sul tempo, come se si sfaldassero prima di arrivare in fondo. Come la neve, a volte, che non ti dà la soddisfazione di posarsi e restare. A me piacerebbe che ci fosse più ordine nel tempo. Che le cose avessero tutte un prima e un dopo, ma per molte non è così, è una cosa che prima o poi si vede, e non è bello. 
Mi dico sempre di fare cose, ma poi, o non le faccio o, se le faccio, non sono quelle, non sono le stesse di quando lo dicevo. E questo non va bene. Ho messo lo smalto sulle unghie, sì. Almeno questo l'ho fatto. E sono andata anche dalla parrucchiera a dirle che voglio tagliare i capelli corti. Lei ha detto Sei sicura, io ho detto Sì. Lei ha detto che se ha posto mi chiama. Sono uscita. Dopo un po' di passi ho sperato che non mi chiamasse, perché non ero più sicura. Adesso ho paura che mi chiami la parrucchiera per dirmi, ho posto, vieni che ti taglio i capelli corti.
Mio nonno mi minacciava sempre di tagliarmi i capelli. Perché lo faceva? Per gioco? Era un gioco davvero stupido, non so come non se ne rendesse conto. 

mercoledì 30 novembre 2016

dialogo sul vincere cose







A non è uno scherzo, sei stato selezionato 

B eh?

A non è uno scherzo sei stato selezionato proprio adesso! 
sei il potenziale vincitore di una Audi a sette sportback.

Bchi?

A Adesso sei il potenziale vincitore 

B vinco?

A un' Audi A sette sportback. Vinci una audi. Sei contento?

B Una volta ho vinto al gratta e vinci. È stato una volta che ho comprato un gratta e vinci dove c'erano dei pallini da grattare, se dentro questi pallini di sotto tu ci trovavi dei numeri superiori ai numeri dei palini di sopra quella significava che tu vincevi quello che c'era scritto sotto i numeri dei pallini di sopra. 


A Una Audi A sette sportback non si vince tutti i giorni.

(pausa)

Congratulazioni! Sei stato selezionato per vincere il nuovissimo Iphone SS 44

B Io ho grattato tutto in una volta. Non guardavo di grattare prima i pallini alti o queli bassi. Non ci pensavo. Non mi importava né di vincere né di perdere. Perchè non ci credevo. E ho vinto.

A congratulazioni.
Sei stato selezionato.

B Ho vinto solo quella volta.

A Era bello?

B Non che si senta niente, dentro. Però era bello. 
Era come passare la mano su qualcosa di liscio liscio. E morbido.

A Come accarezzare un gatto?

B Come accarezzare un gatto.

( appunti vecchi per qualcosa che non mi ricordo)

l'idea del mondo



A me non piace pensare che il mondo sia popolato da gente senza morale schiava della brama di possesso e insensibile al dolore altrui. Preferisco pensare che la maggior parte delle persone sia normalmente dedita a svangarsela come può, tra le difficoltà, i dubbi, e le giornate di sole.

domenica 13 novembre 2016

soldi e teatro



Ma se non ci sono i soldi chi l'ha detto che si debba per forza fare lo spettacolo. Se non ci sono i soldi lo spettacolo si può, anzi si deve non fare. chissenefrega di vedere uno spettacolo fatto a tutti i costi contro tutto. non è che al pubblico gli puoi dire, non c'erano i soldi, l'abbiamo fatto lo stesso. fa schifo. ma l'abbiamo fatto lo stesso così schifoso, perché senza i soldi nessuno aveva una forte motivazione, tutti erano senza idee, non venivano le idee perché senza i soldi anche se ti vengono le idee poi ti vanno via subito. ma l'abbiamo fatto, lo spettacolo: è uno spettacolo povero, uno spettacolo di merda, senza idee, senza niente, però è uno spettacolo. E l'abbiamo fatto senza soldi. E chissenefrega, ti puo' rispondere il pubblico.

appunti vecchi






Non vorrei tornare indietro, ma neanche andare avanti. 
Vorrei starmene ferma, ma sentire comunque il vento fra i capelli.

mercoledì 9 novembre 2016

da una parte




da una parte la cosa pendeva dritta,
dall'altra pendeva storta.
se la raddrizzavi dalla parte storta,
ecco che subito la parte dritta
cominciava a mettersi storta.
come se si fossero messe d'accordo,
le due parti, di non pendere giuste.
per non dare soddisfazione.

domenica 6 novembre 2016

non sa come si chiama






E' contenta e non sa come si chiama e cammina e non sa come si chiama e cammina ed è contenta anche se non sa come si chiama: quello per cui cammina.

venerdì 14 ottobre 2016

progetti


allora, oggi ti dividi la giornata in due, poi le due metà le dividi in due e ancora in due. vengono fuori pezzettini da un'ora e mezza. saprai gestire un'ora e mezza diobonino? oppure prendi l'oraemmezza la dividi ancora in due, così poi dentro il trequartid'ora ti senti a casa. esci.