QUI C'È DISORDINE. NON È UN'IMPRESSIONE. È PROPRIO COSì.
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domenica 14 maggio 2017
Il limone
Il limone era morto per colpa mia, anche se dicevamo a tutti che era stato il freddo, il freddo era colpa mia. Perché tante altre volte si diceva che il limone lì sarebbe stato bene ma non era vero, che il limone lì era abbastanza al sicuro, ma non era vero. Tutte balle che si raccontano quando si vuole a tutti i costi far finta di niente, come facevo io quando dicevo che il limone era solo un po' secco sulle foglie ma le radici stavano bene. E tu, per non dirmelo, ci credevi, e solo dopo, quando ormai era irrimediabile, alla vista, abbiamo detto Peccato, che il limone era come se se ne fosse voluto andare da solo, abbiamo detto Peccato.
lunedì 26 settembre 2016
uguali
Una cosa che dicevo ieri e della quale sono sempre più convinta è che non siamo tutti uguali. alcuni si spacciano per uguali, ti parlano come se fossero uguali, con gli stessi problemi, le stesse fatiche, ma poi si rivelano tutta un'altra pasta di ciccioni ricchi e pasciuti come vermi grassi, e mentre tu sei lì che pensi, eh sì che fatica, eh sì, come ti capisco, loro sanno benissimo che quello che pensi di loro, che loro sono molto presi dalla loro fatica che la vita per loro è molto difficile eccetera, non è vero. però non te lo dicono, perché se te lo dicessero, se ti dicessero: guarda che non siamo uguali, non stiamo faticando per le stesse cose, tu fatichi per campare, io fatico perché nella vita non so che cazzo fare, perché mi annoio, e voglio sembrare come gli altri anche se in realtà potrei stare a girarmi i pollici tutto il giorno che sarebbe uguale. se ti dicessero così tu cosa faresti? resteresti prima a bocca aperta, poi ti vergogneresti di avergli offerto il caffè eccetera e poi ti sentiresti tradito, e anche un po' ingannato. quindi alla fine meglio così, meglio continuare a pensare che tutti siano più o meno uguali a tutti, anche se in realtà molti non sono uguali ma sono molto diversi, per quanto riguarda, diciamo, lo star tranquilli.
lunedì 19 settembre 2016
noi sempre qui
Noi sempre qui che io mi sento sempre più in imbarazzo per tutto, per le cose più stupide, non riesco a dire le cose senza questa paura di dirle come se alla fine non fosse permesso a me di dire qualcosa a qualcuno senza sentire un senso di, una volta si diceva vergogna. vergognarsi. sì sì, mi vergogno di tante di quelle cose quasi tutte cose che hanno a che fare con cose che mettono in evidenza, il fatto che non sono come gli altri nei particolari più comuni. Io vorrei essere sempre in tutto e per tutto come gli altri, per non sentirmi sempre diversa dagli altri nelle cose sbagliate. Per esempio, se devo telefonare a quello per dirgli che non vado a fare la mammografia e dico Guardi, mi dispiace tanto ma per quel giorno lì non posso proprio e
e quando la segretaria dice Troviamo un altro giorno
io non riesco a dirle, No, guardi, la verità è che costa troppo.
Gi dice Diglielo proprio così Non ci vengo perché siete dei ladri, siete cari e non ci vengo.
e io quando lo sento dire quello che dovrei dire, penso che ha ragione, che vorrei dirglielo, finché viene da lui, ma poi, se penso di essere io, con la mia voce a dire quelle cose, perdo proprio il coraggio. Mi sento mancare sto coraggio.
Quindi alla fine sto zitta, e dico Sì sì
facciamo Ottobre?
sì sì
Facciamo il tre Ottobre, duecento euro
Sì sì.
Sì cosa?
duecento euro. Pazzesco. non sei capace di difendere i tuoi duecento euro dalle grinfie del mammografia?
no.
Sei una smidollata.
Lo so.
Meriti l'inferno
lo so.
So tutto, però non ci posso fare niente, perché su certe cose si può fare qualcosa, su altre, invece, niente.
giovedì 15 settembre 2016
condominio
ieri incontro la vicina del primo che si capisce che è in vena di attaccare discorso. dice, ma lei per caso abita sopra di me? perché sento un rumore di sedie che si spostano. ragioniamo ma alla fine mi scagiono perché su di lei c'è un altro vicino. lo spostatore di sedie. poi parliamo, ci lamentiamo insieme (ora che sono scagionata posso mettermi dalla parte di chi si lamenta dell'inciviltà altrui) della differenziata. Ma lei lo sa chi è che mette il vetro nei sacchetti di plastica? ma lei lo sa chi è che butta la plastica il venerdì, che indecenza, diciamo. e giù a parlare dell'inciviltà della gente che non sa fare la differenziata, e del fatto che basta un sacco accanto al bidone dell'indifferenziata per beccarsi l'ammenda. basta un sacco e scatta l'ammenda, glielo spieghi lei. dice che ha lasciato un bigliettino, qualche mese fa, su un sacco, per dire di non lasciare sacchi. ma qualcuno l'ha rimosso. che gente. che schifo. poi non sappiamo più cosa dirci. arrivederci allora. ci salutiamo che siamo dalla stessa parte, dalla parte dell'innocenza, della decenza.
non le ho chiesto niente dell'uomo ragno, il piccolo uomoragno che ho trovato nel cortile è che ho lasciato a cavalcioni del mancorrente delle scale, che poi ho ritrovato appeso alla griglia della porta dell'ascensore, che poi qualcuno ha buttato nel contenitore della carta sotto le cassette della posta. peccato, era così bello continuare coll'uomo ragno, fargli fare altre cose nel condominio. spostarlo, farlo arrampicare da qualche altra parte. avrebbe dato un senso. una specie di spirito condominiale che animava l'uomoragno. ma non si riesce a cominciare un gioco che subito qualcuno si mette di traverso, non vuole giocare, butta via l'uomoragno. come a dire: questo è un posto decoroso, non si gioca all'uomoragno. che poi saranno gli stessi che buttano il vetro in quel modo schifoso, nella plastica. gente che non vuole giocare alla differenziata.
non le ho chiesto niente dell'uomo ragno, il piccolo uomoragno che ho trovato nel cortile è che ho lasciato a cavalcioni del mancorrente delle scale, che poi ho ritrovato appeso alla griglia della porta dell'ascensore, che poi qualcuno ha buttato nel contenitore della carta sotto le cassette della posta. peccato, era così bello continuare coll'uomo ragno, fargli fare altre cose nel condominio. spostarlo, farlo arrampicare da qualche altra parte. avrebbe dato un senso. una specie di spirito condominiale che animava l'uomoragno. ma non si riesce a cominciare un gioco che subito qualcuno si mette di traverso, non vuole giocare, butta via l'uomoragno. come a dire: questo è un posto decoroso, non si gioca all'uomoragno. che poi saranno gli stessi che buttano il vetro in quel modo schifoso, nella plastica. gente che non vuole giocare alla differenziata.
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