QUI C'È DISORDINE. NON È UN'IMPRESSIONE. È PROPRIO COSì.
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giovedì 19 maggio 2016
esercizi non spirituali
Ma tu cosa facevi quando non sapevi più cosa fare?
Niente, non facevo niente. Aspettavo.
E poi?
E poi mi alzavo, andavo a lavarmi le mani.
E poi?
Me le asciugavo.
E poi?
Me le sporcavo di nuovo.
venerdì 30 ottobre 2015
SOGNO CON CATTIVI
Sognato che c'erano dei cattivi a cavallo che cavalcavano per venirmi a uccidere per qualcosa che sapevano loro. Io mi nascondevo sotto il letto.Poi si veniva a sapere che i cattivi, quando arrivavano a giustiziarmi per quelle loro ragioni, guardavano anche sotto i letti. Allora mi nascondevo in soffitta. Con un litro di latte della centrale del latte.
Pensavo: Ai cattivi a cavallo non verrà mai in mente di venirmi a cercare in soffitta, figurati.
E se mentre cavalcano si fermano un attimo? Se si guardano intorno e in alto e dicono: "Andiamo a cercarla anche su, tra le soffitte!" ?
È ben difficile che uno, mentre galoppa, guardi in alto - mi dicevo - Non mi troveranno. E ho il mio litro di latte.
giovedì 24 settembre 2015
sogno (un altro)
Sogno che vado giù nella metropolitana per incontrare uno che mi ama a cui ho dato appuntamento giù nella metropolitana per non farmi vedere ( da Gi), però poi quando mi giro non c'è quello che pensavo mi amasse ma un altro che a quanto pare mi ero sbagliata. Allora comincio a correre non per scappare da lui ma solo per cercare un posto più romantico e dopo un po' si arriva in una foresta sotterranea dove finalmente mi fermo, apro un sacchettino di plastica che avevo con me, e mi metto degli stivali un po' zarri, scuri, che nel sogno mi piacciono tantissimo e mi dico facciamo due passi ma nel frattempo mi viene in mente che non era con quell'inseguitore che volevo parlare, era con un altro. Allora mi metto a correre ma con quegli stivaletti scomodi. Poi mentre corro nella foresta sotto la metropolitana mi viene in mente che io quel posto lo conoscevo, c'ero già stata, che significa So dove sto andando. Poi mi perdo.
ad un certo punto vedo un'amica di mia nonna, una della comunità ebraica che non saluto msi o lei non mi saluta, faccio finta di non conoscerla, lei fa finta di non conoscermi, scappo.
arrivo in superficie all'altezza di Corso Unità d'Italia , che non mi piace, torno giù nella foresta a vedere se trovo il mio sacchettino con le scarpe che mi ero cambiata. Le ritrovo su un sasso e penso: Nei sogni quando perdi le cose, le puoi ritrovare.
poi mi sveglio pensando a Hrabal che andava malissimo a scuola, che lo voglio dire a Mino, di non preoccuparsi.
domenica 6 settembre 2015
dove meno te lo aspetti
Le cose più care si disfano in un attimo. Non come le montagne, che ci mettono millenni a stemperarsi col cielo. Ammorbidirsi la punta.
io non potevo credere che le montagne più vecchie fossero quelle più basse, con la testa accarezzata dalla neve e dal vento tante volte più di quelle altre, che ancora coi denti si vogliono mordere il cielo, masticarsi le nuvole.
col tempo capiranno che il tempo è ovunque, nell'aria, nelle rocce. Dove meno te lo aspetti.
lunedì 31 agosto 2015
sogno
in questo sogno all'inizio ero all'aeroporto e mi trovavo vicino a uno che non conoscevo ma che mi ispirava fiducia, e gli chiedevo Secondo lei, dove devo andare?
e lui diceva Secondo me deve chiedere al ferroviere. E questo non mi stupiva per niente (eravamo all'aeroporto). Poi il tipo mi indicava una via per raggiungere agevolmente il ferroviere, e io mi arrampicavo tenendomi a una maniglia su per una specie di botola e alla fine trovavo della gente in fila che diceva Veloce che si parte (per la tournée). Allora, essendo che non c'era tempo per le domande mi mettevo anch'io in fila con gli altri, che casualmente conoscevo e che casualmente anche loro sapevano della botolo e del ferroviere (immagino). Poi salivamo sull'aereo ( ! ).
sempre nel sogno poi facevamo uno spettacolo nel quale io non avevo una parte molto precisa. Sì, dovevo fare delle domande a uno che camminava intorno a un tavolo, ma le domande non le sapevo bene e doveva anche mettermi una salopette all'ultimo momento, che mi dava mia cugina, che aveva ricevuto una telefonata da Lucia che le diceva di dirmi che non era quello lo spettacolo dove dovevo essere, era un altro, ma ormai non c'era più tempo, che le avevo fatto fare una figura di merda, ad essere lì e non là, a fare il mio spettacolo, che adesso non si sa come si faceva.
Poi io e mia cugina andavamo un po' in giro a piedi in questo posto dove si faceva lo spettacolo sbagliato, ed era in Spagna. Ed era molto bello, Sembrava il Messico, le dicevo. e lei diceva che sì, poteva sembrare il Messico, ma da alcuni particolari si vedeva benissimo che lì era Spagna profonda, e poi diceva Comunque qui, te ne accorgerai, basta girare l'angolo ed è tutto un altro panorama. Però, per fortuna, il nostro panorama non cambiava. L'unico problema era che mi ricordavo che quando avevo chiesto al signore dell'aeroporto l'informazione e lui mi aveva detto di provare ad arrampicarmi su, per chiedere al ferroviere, la valigia, non l'avevo presa. Cosa me la portavo a fare la valigia? l'avevo lasciata lì, temporaneamente, vicino al signore dell'informazione, che mi sembrava uno affidabile, per non stare a portarla di qua e di là, che era inutile. Solo che poi quelli della fila, della tournée mi avevano detto Sali, che è tardi! e io ero salita subito e la valigia l'avevo lasciata vicino al signore.
Che signore, mi dice uno che poteva essere lo zio di un mio amico che si chiama Marco.
Il signore in piedi dell'aeroporto, gli dicevo io.
e lui, lo zio di Marco, che stava giocando a briscola o a scopa con un altro suo amico, un friulano che non conoscevo, mi dice, Guarda, l'unica è che chiamiamo il cugino di mia moglie, che lavora all'aeroporto, si occupa della sicurezza, quando finisce il turno gli chiediamo se per favore può dare un'occhiata se si trova la tua valigia. Di che colore era?
e io non mi ricordavo più per certo, se la mia valigia fosse rosso scura o nerastra sul grigio. Però, per non fare l figura di una che non sa di che colore ha la valigia gli dicevo Rossa, ma molto scura, sul nero, quasi.
e lui diceva comunque fino a domani non si può telefonare perché adesso ha già smontato il turno.
E poi dovevo andare in scena un'altra volta e non avevo niente, neanche un tovagliolo per scacciare le zanzare.
e lui diceva Secondo me deve chiedere al ferroviere. E questo non mi stupiva per niente (eravamo all'aeroporto). Poi il tipo mi indicava una via per raggiungere agevolmente il ferroviere, e io mi arrampicavo tenendomi a una maniglia su per una specie di botola e alla fine trovavo della gente in fila che diceva Veloce che si parte (per la tournée). Allora, essendo che non c'era tempo per le domande mi mettevo anch'io in fila con gli altri, che casualmente conoscevo e che casualmente anche loro sapevano della botolo e del ferroviere (immagino). Poi salivamo sull'aereo ( ! ).
sempre nel sogno poi facevamo uno spettacolo nel quale io non avevo una parte molto precisa. Sì, dovevo fare delle domande a uno che camminava intorno a un tavolo, ma le domande non le sapevo bene e doveva anche mettermi una salopette all'ultimo momento, che mi dava mia cugina, che aveva ricevuto una telefonata da Lucia che le diceva di dirmi che non era quello lo spettacolo dove dovevo essere, era un altro, ma ormai non c'era più tempo, che le avevo fatto fare una figura di merda, ad essere lì e non là, a fare il mio spettacolo, che adesso non si sa come si faceva.
Poi io e mia cugina andavamo un po' in giro a piedi in questo posto dove si faceva lo spettacolo sbagliato, ed era in Spagna. Ed era molto bello, Sembrava il Messico, le dicevo. e lei diceva che sì, poteva sembrare il Messico, ma da alcuni particolari si vedeva benissimo che lì era Spagna profonda, e poi diceva Comunque qui, te ne accorgerai, basta girare l'angolo ed è tutto un altro panorama. Però, per fortuna, il nostro panorama non cambiava. L'unico problema era che mi ricordavo che quando avevo chiesto al signore dell'aeroporto l'informazione e lui mi aveva detto di provare ad arrampicarmi su, per chiedere al ferroviere, la valigia, non l'avevo presa. Cosa me la portavo a fare la valigia? l'avevo lasciata lì, temporaneamente, vicino al signore dell'informazione, che mi sembrava uno affidabile, per non stare a portarla di qua e di là, che era inutile. Solo che poi quelli della fila, della tournée mi avevano detto Sali, che è tardi! e io ero salita subito e la valigia l'avevo lasciata vicino al signore.
Che signore, mi dice uno che poteva essere lo zio di un mio amico che si chiama Marco.
Il signore in piedi dell'aeroporto, gli dicevo io.
e lui, lo zio di Marco, che stava giocando a briscola o a scopa con un altro suo amico, un friulano che non conoscevo, mi dice, Guarda, l'unica è che chiamiamo il cugino di mia moglie, che lavora all'aeroporto, si occupa della sicurezza, quando finisce il turno gli chiediamo se per favore può dare un'occhiata se si trova la tua valigia. Di che colore era?
e io non mi ricordavo più per certo, se la mia valigia fosse rosso scura o nerastra sul grigio. Però, per non fare l figura di una che non sa di che colore ha la valigia gli dicevo Rossa, ma molto scura, sul nero, quasi.
e lui diceva comunque fino a domani non si può telefonare perché adesso ha già smontato il turno.
E poi dovevo andare in scena un'altra volta e non avevo niente, neanche un tovagliolo per scacciare le zanzare.
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