Visualizzazione post con etichetta (quaderni vecchi) appunti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta (quaderni vecchi) appunti. Mostra tutti i post

martedì 13 dicembre 2016

una signora al mercato






una signora spiegava ad un'altra al mercato come si pianta l'aglio e le diceva: non lo metta tanto in basso, deve sempre sentire le campane.

mercoledì 30 novembre 2016

dialogo sul vincere cose







A non è uno scherzo, sei stato selezionato 

B eh?

A non è uno scherzo sei stato selezionato proprio adesso! 
sei il potenziale vincitore di una Audi a sette sportback.

Bchi?

A Adesso sei il potenziale vincitore 

B vinco?

A un' Audi A sette sportback. Vinci una audi. Sei contento?

B Una volta ho vinto al gratta e vinci. È stato una volta che ho comprato un gratta e vinci dove c'erano dei pallini da grattare, se dentro questi pallini di sotto tu ci trovavi dei numeri superiori ai numeri dei palini di sopra quella significava che tu vincevi quello che c'era scritto sotto i numeri dei pallini di sopra. 


A Una Audi A sette sportback non si vince tutti i giorni.

(pausa)

Congratulazioni! Sei stato selezionato per vincere il nuovissimo Iphone SS 44

B Io ho grattato tutto in una volta. Non guardavo di grattare prima i pallini alti o queli bassi. Non ci pensavo. Non mi importava né di vincere né di perdere. Perchè non ci credevo. E ho vinto.

A congratulazioni.
Sei stato selezionato.

B Ho vinto solo quella volta.

A Era bello?

B Non che si senta niente, dentro. Però era bello. 
Era come passare la mano su qualcosa di liscio liscio. E morbido.

A Come accarezzare un gatto?

B Come accarezzare un gatto.

( appunti vecchi per qualcosa che non mi ricordo)

domenica 13 novembre 2016

lettera

Allora mi era arrivata una cosa della luce e del gas per fare una specie di gara di appalto del genere gruppi di consumo equo e solidale, chiedevano il consumo annuo eccetera così poi ti dicevano che azienda ti conveniva di più. Ho dovuto fare la connessione all'enel per leggere le bollette (le mie di carta non le trovavo e ci ho messo mezz'ora per fare l'accesso on line), poi dovevi scrivere il consumo annuo del gas (ho dovuto fare la divisione per trasformare i smc in mc, con la costante di conversione). Allora mi chiedo, è possibile che uno non possa fare le cose in modo semplice? Possibile che per ogni cosa ci voglia così tanto tempo. Non dico che il mio tempo sia prezioso, che non vale un cazzo, però magari potevo andare a farmi una birretta qua davanti.
Non so.
La verità è che tutte le volte che mi arrivano queste cose una parte di me dice che comunque dietro c'è la fregatura. Che non se ne esce. E però devo farlo. Ci devo provare. Ci provo. Al massimo non è niente, una birretta in meno. 
In tutto questo non ti ho chiesto come stai. Non so come stai, come stai in questi giorni freddi. Lo sai che oggi non ho scritto niente. Sono stata tutto il giorno impegnata a fare lavatrici e lavare cose. Perché non volevo scrivere. Non volevo per niente mettermi a repentaglio. Ti abbraccio.

venerdì 19 agosto 2016

sogni di ieri





essere normale.fare delle vacanze normali. stare su una spiaggia senza ombrello, senza cappello. la sera fiori e nel pensiero vento scirocco.

giovedì 23 giugno 2016

UNA COSA DI ATTUALITÀ' discussione di altissimo livello tra me e Gi sulla brexit

Gi al telefono dice Lo sai che oggi è un giorno importante. Penso se mi sono dimenticata una data, come quella del nostro fidanzamento o matrimonio civile o qualcosa che abbiamo fatto insieme di memorabile. Ma poi Gi mi dice La Brexit.
CI penso un po' e mi accorgo che non ci avevo pensato, e che la cosa mi innervosisce. Non mi ero resa conto che la cosa mi innervosisse. Infatti poi dico Sai cosa ti dico, a me sti inglesi mi stanno sul cazzo, io quasi quasi, se vincono i no, farei un referendum tra noi per decidere se li vogliamo ancora, nella UE. E mi sento molto europea, come se essere o non essere nella UE fosse una cosa di cui andar fieri, una cosa che si sente come un'identità. Però è così, perché altrimenti perché mi fa arrabbiare? Allora Gi dice Mi sa che vincono i sì. Potrebbero vincere. Allora io dico, E se vincono, che se ne vadano. Ma poi Gi dice, Guarda che se vincono i Sì, poi per andare a Londra ci vuole il passaporto. Sai quanto me ne frega, dico, io a Londra non ci vado proprio. Non mi piace andare a Londra, non ci vado mai. Sì, ma è scomodo, dice Gi, che secondo me pensa alla storia del passaporto, si immagina già alla frontiera che cerca il passaporto e non lo trova. Allora dico, non ti preoccupare, si fa come prima, il prima non è così male, perché prima di solito è quando le cose non erano schifose come adesso, perché il prima era prima, era più indietro rispetto all'entropia, quindi meglio. Quindi, penso, se torniamo ai passaporti, torniamo all'inter-rail, tutte quelle cose lì, che in me si associano anche a storie romantiche di limitamenti in treno e dormite in sacco a pelo sul traghetto ma questo non c'è bisogno di dirlo a Gi. Ma Gi poi dice, si potrebbe fare la guerra di secessione, come hanno fatto gli Stati Uniti con gli stati del sud. Se vincono i no, dice Gi, gli dichiariamo guerra, perché non se ne vadano. 
No, gli dico, è come cercare di convincere uno che ti vuole lasciare a non lasciarti riempiendolo di sberle, non è bello e non lo convinci. Ma con gli Stati Uniti ha funzionato, dice Gi.  Sì, ma noi non abbiamo un buon esercito, poi cosa ce ne frega a noi degli inglesi scusa, lascia che se ne vadano, dico. Ma non noi, dice Gi, noi tutti, noi tutti quelli che restiamo nella EU, che siamo tanti, siamo (dice un numero bello grande di stati). E facciamo come gli Stati Uniti. Lascia stare gli Stati Uniti, dio io, sono degli psicopatici. E Gi, dalla stiazione, si mette a ridere.

lunedì 20 giugno 2016

quelli che sanno le cose bene

Io, mi rendo conto, non sopporto più quelli che pensano di sapere le cose bene. Secondo me, uno quando ti dice: Guarda io ho capito come stanno le cose, stanno così e così. Non c'è da fidarsi. Perché, secondo me, la maggiorate di quelli che ti dicono di sapere le cose bene, lo pensano davvero. Ed è quella la cosa più pericolosa che ci sia. Secondo me, quando tante persone che pensano di aver capito tutto e di sapere le cose bene, si mettono insieme, fanno un gruppo, una massa, di persone che pensano di aver capito tutto e di sapere le cose, e questa massa, questo gruppo, si mette a camminare spostando l'aria in un modo, che non è come il venticello fresco, che passa tra le foglie e le fa respirare, è più come un rumore di vento forte, che poi è anche un silenzio, dato che non si sente più niente.
Io, tra le persone, preferisco quelle che non capiscono, o che capiscono qua e là qualcosa, o che hanno delle sensazioni ma non sanno spiegare bene il perché.
Ed è per questa ragione che molto spesso mi sento a disagio, quando mi trovo in mezzo a gente che ha capito molte cose o quasi tutte, perché mi fanno paura e mi anche mi imbarazzano, come durante il carnevale, quando passano i carri, e si vedono sopra degli adulti vestiti da personaggi dei cartoni animati, che non si ricordano più di essere vestiti da cartoni animati, e si comportano come fosse normale, perché loro sono sul carro e c'è una voce che urla delle cose  a volume alto, con una musica  e magari delle trombe che servono anche per convincere quelli intorno che loro sul carro hanno delle buone ragioni per urlare strombazzare ed essere vestiti da cartoni animati. E io, quando mi capita di esserci in mezzo, non riuscendo a convincermene, mi sento proprio fuori posto, e cerco di andarmene il più in fretta possibile, perché, appunto, mi vergogno e mi sento sola.
Questo per dire che c'è qualcosa che ha a che fare col volume al quale le cose si dicono, e con la verità, che se viene espressa troppo categoricamente, a volume troppo alto, con parole troppo semplici, si trasforma in qualcosa di cui non mi fido e che non mi piace, anche se non saprei dire, ben ben, il perché.

giovedì 19 maggio 2016

esercizi non spirituali










Ma tu cosa facevi quando non sapevi più cosa fare?
Niente, non facevo niente. Aspettavo.
E poi?
E poi mi alzavo, andavo a lavarmi le mani.
E poi?
Me le asciugavo.
E poi?
Me le sporcavo di nuovo.

domenica 13 marzo 2016

pace

così poi 
fecero questa pace
che non era una vera pace
era solo un intervallo
per indicare la fine tra una guerra e l'altra
una specie di segno
per dire che il nome della guerra cambiava
che prima si chiamava in un modo
e da quel momento in avanti
si sarebbe chiamata in un altro
anche se la sostanza era poi sempre la stessa
e molti anni dopo
quando si cercò di riassumere le cause
di quella guerra o quell'altra subito successiva,
nessuno seppe più dire quali fossero state,
perché a tutti venivano in mente cose anche sensate
che però non erano quelle
perché erano sì delle cause, ma non delle cause prime
perché le cause prime andavano ricercate molto più indietro
così indietro che nessuno le sapeva più,
in definitiva le cause prime avevano a che fare con storie di clave
di diritti di passaggio e di possesso di qualcosa
di irrilevante ma fondamentale,
un sasso un bastone una femmina in calore,
e di un primo cranio scassato
di qualcuno neppure ancora del tutto
umano.

lunedì 15 febbraio 2016

successo e povertà



..dire che una persona ha successo, significa riconoscerle di "aver fatto succedere" qualcosa.
Ho successo
cosa?
un'accezione transitiva?
Dio ha successo tutto
Dio ha fatto succedere


Qui, anche se hai successo non
succede niente.
I poveri restano poveri, i ricchi non si muovono.

Se un ricco cade in disgrazia o fallisce,
è una cosa che viene detta o scritta sui giornali,
ma a lui non succede niente.

non è un fatto rilevante nella sua realtà
sono parole

La povertà dei poveri invece è più legata alla concretezza dell'odore del cavolo lesso
del tapperuèr col pranzo dentro per non spendere al bar, per risparmiare.
Il risparmiare ha l'odore del cavolo quando sollevi il coperchio del tapperuèr.