QUI C'È DISORDINE. NON È UN'IMPRESSIONE. È PROPRIO COSì.
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giovedì 13 agosto 2015
altri testi (per lilliput)
Un uomo è
colui che si fa la doccia la mattina, che prende il
grappino,che lava la macchina, che quando compra il pane e il latte e lo
zucchero gli danno in omaggio la bustina di pectina per la marmellata, che paga
la bolletta della luce dal tabaccaio, che si accorge che i freni della bici
sono da registrare, che bagna le piante, che fa la raccolta differenziata, che
fa la raccolta punti del supermercato per una padella antiaderente, che cerca
il distributore dove la benzina senza piombo costa tredici centesimi di euro in
meno, che se ha mal di schiena prende un voltaren, che se ha mal di testa
prende un moment, che se ha mal di pancia prende un buscopan,che compra il
giornale, che legge il giornale, che scrive su facebook, che gli si rompe un
dente e non ha i soldi per andare dal dentista, che cerca di essere gentile,
che risponde: non mi interessa, grazie,ho già cambiato compagnia telefonica due
mesi fa,che si prova le scarpe ma non se le compra, che gratta il gratta e
vinci, che perde le chiavi di casa, che si dimentica i soldi nel bancomat, che
di notte non dorme, che crede in un Dio che però non è un Dio, che però è un
qualcosa che non si sa se ci sia davvero o no, ma che in certi momenti sembra
impossibile che non ci sia nessuno, che fa gli esami del sangue, che prende le
pastiglie per la pressione, che compra le cose in scadenza a metà prezzo,che fa
le promesse, prometto di non bere più, prometto di non fumare più, prometto di
fare ginnastica tutte le mattine, prometto di sforzarmi di non arrabbiarmi
più,che piega le camicie e le mette nel cassetto,che piega le mutande e le
mette nel cassetto, che butta via la pubblicità che trova nella buca delle
lettere, che fa gli esami di routine, gli esami del sangue, il saldo via
internet, il bonus luce, il bonus gas, compra la birra, compra il caffè, la
guarnizione per la caffettiera, il massaggio in omaggio, la depilazione a luce
pulsata, il parcheggio orario,la tariffa flat del wifi, il congiuntivo
sbagliato, il compleanno mancato,il treno sporco, il biglietto timbrato due
volte, i cani da sopprimere, l'oroscopo, il detersivo biologico, il formaggio
di soia, il terrorismo internazionale, l'euro, le tecniche per curare la miopia
senza intervento chirurgico, le foto dei gatti, le creme antirughe, il sesso
sublimato,il circolo dei lettori, il festival dello gnocco fritto, il festival
dell'agnolotto, la retrospettiva sulla piadina, la pace nel mondo, la fame nel
mondo, la liposuzione, i campi nomadi, come smettere di fumare se sai come
farlo, il benessere dell'intestino, l'iridologia, la terapia del dolore,
l'anima gemella, la fotografia digitale;oppure no. Oppure non si può sapere
appunti per lilliput
ho provato a raccogliere le parole per strada
le parole cadute ad altri, buttate via
per non lasciarle sole
dato che le parole perdute sono le più importanti
ed è bene raccoglierle come fossero tue
perché non ne hai altre
quello che non ti appartiene ti rispecchia
perché quello che non ti appartiene è integro
e puro. finché non lo tocchi
finché le tue dita non lo disfano come
le ali delle farfalle
che il solo sfiorarle
le fa essere polvere
le fa non esistere
e tutto questo dovrebbe insegnarci qualcosa
ma non si sa se è poi vero
perché non si sa se noi siamo nati
per imparare qualcosa.
o forse semplicemente non c’è un bel niente
da imparare.
tutto quello che è al nostro servizio
è lì per essere guardato consumarsi.
lo spettacolo del consumarsi
a nostro completo beneficio
serve dunque a questo?
a darci una via di uscita, una lettura
una chiave di lettura
sul nulla intessuto su un lenzuolo di nulla
e dunque, se non ci fosse altro,
si potrebbe almeno dire che
il nostro guardare attesta il consumarsi di qualcosa
a beneficio di qualcos’altro
che poi muore.
lo spettacolo del consumare a proprio beneficio
e del morire.
ecco, più di così non si sa cosa ci sia
e perché dovrebbe esserci altro?
perché il nostro piccolo universo dovrebbe dilatarsi oltre?
non si capisce.
ci piace restare dentro le cose, a chiederci dei piccoli perché
commisurati allo spavento che ogni perché si porta dentro
e intorno.
ma il punto di domanda è un’arma a doppio taglio.
si dice a doppio taglio?
ora, solo ora mi rendo conto che non sono sicura che esista
che possa esistere un’arma a doppio taglio.
un’arma che ferisca e produca, allo stesso tempo, ferite in chi la usa
in chi offende e in chi ne è offeso.
ma forse invece tutte le armi sono così.
tutto qua.
si potrebbe dire tutto qua?
io non lo so.
come ti dico, ogni volta che sono stata chiamata a dire qualcosa
ho semplicemente raccolto le parole
mi sono chinata a raccogliere parole
trovate sul fondo.
le parole non mi sono mai appartenute
perché non sapevo né da dove venissero
né a chi appartenessero.
se fossero cadute
se fossero cadute a me o a chi altro.
io le ho solo sempre raccolte e tenute insieme
quando cerchi qualcosa lo puoi trovare qui
oppure da un’altra parte.
quando perdi qualcosa, lo puoi trovare qui
oppure da nessun altra parte.
la maggior parte delle volte la maggior parte delle cose che accadono
a cui diamo un senso, a cui diamo un’interpretazione e uno spirito
a cui attribuiamo un’intenzione e una direzione
accadono per caso.
il caso poi, viene sistematicamente trasformato
facendolo passare attraverso dei tubi e delle turbine
o dei sistemi elettrici o cose ancora più complicate
in qualcosa di più accettabile.
un destino o, ancora peggio
una scelta.
ci sono solo sassi. piccoli sassi a terra
caduti o portati dal fiume o dal vento
rotolati giù dalle montagne
per ragioni che non si sanno e non si sapranno mai.
e noi, questo mistero, non lo possiamo capire
e non possiamo capire che in questo
e quanto
e solo in questo
sta la bellezza
del silenzio.
le parole cadute ad altri, buttate via
per non lasciarle sole
dato che le parole perdute sono le più importanti
ed è bene raccoglierle come fossero tue
perché non ne hai altre
quello che non ti appartiene ti rispecchia
perché quello che non ti appartiene è integro
e puro. finché non lo tocchi
finché le tue dita non lo disfano come
le ali delle farfalle
che il solo sfiorarle
le fa essere polvere
le fa non esistere
e tutto questo dovrebbe insegnarci qualcosa
ma non si sa se è poi vero
perché non si sa se noi siamo nati
per imparare qualcosa.
o forse semplicemente non c’è un bel niente
da imparare.
tutto quello che è al nostro servizio
è lì per essere guardato consumarsi.
lo spettacolo del consumarsi
a nostro completo beneficio
serve dunque a questo?
a darci una via di uscita, una lettura
una chiave di lettura
sul nulla intessuto su un lenzuolo di nulla
e dunque, se non ci fosse altro,
si potrebbe almeno dire che
il nostro guardare attesta il consumarsi di qualcosa
a beneficio di qualcos’altro
che poi muore.
lo spettacolo del consumare a proprio beneficio
e del morire.
ecco, più di così non si sa cosa ci sia
e perché dovrebbe esserci altro?
perché il nostro piccolo universo dovrebbe dilatarsi oltre?
non si capisce.
ci piace restare dentro le cose, a chiederci dei piccoli perché
commisurati allo spavento che ogni perché si porta dentro
e intorno.
ma il punto di domanda è un’arma a doppio taglio.
si dice a doppio taglio?
ora, solo ora mi rendo conto che non sono sicura che esista
che possa esistere un’arma a doppio taglio.
un’arma che ferisca e produca, allo stesso tempo, ferite in chi la usa
in chi offende e in chi ne è offeso.
ma forse invece tutte le armi sono così.
tutto qua.
si potrebbe dire tutto qua?
io non lo so.
come ti dico, ogni volta che sono stata chiamata a dire qualcosa
ho semplicemente raccolto le parole
mi sono chinata a raccogliere parole
trovate sul fondo.
le parole non mi sono mai appartenute
perché non sapevo né da dove venissero
né a chi appartenessero.
se fossero cadute
se fossero cadute a me o a chi altro.
io le ho solo sempre raccolte e tenute insieme
quando cerchi qualcosa lo puoi trovare qui
oppure da un’altra parte.
quando perdi qualcosa, lo puoi trovare qui
oppure da nessun altra parte.
la maggior parte delle volte la maggior parte delle cose che accadono
a cui diamo un senso, a cui diamo un’interpretazione e uno spirito
a cui attribuiamo un’intenzione e una direzione
accadono per caso.
il caso poi, viene sistematicamente trasformato
facendolo passare attraverso dei tubi e delle turbine
o dei sistemi elettrici o cose ancora più complicate
in qualcosa di più accettabile.
un destino o, ancora peggio
una scelta.
ci sono solo sassi. piccoli sassi a terra
caduti o portati dal fiume o dal vento
rotolati giù dalle montagne
per ragioni che non si sanno e non si sapranno mai.
e noi, questo mistero, non lo possiamo capire
e non possiamo capire che in questo
e quanto
e solo in questo
sta la bellezza
del silenzio.
mercoledì 12 agosto 2015
perché queste altre piccole note su Dodò, non vadano perdute
Poi basta, per qualche tempo. Non voglio accanirmi nelle note. era solo per tenere a mente alcune cose che probabilmente tra due settimane non saprò più. La sensazione di fragilità sfrontata, quasi esibita. come dire Io sono questo. tutti lo siamo.
Come se la sua grande scoperta, in definitiva, fosse stata proprio questa. Andare in fondo al corpo, uscirne con la coscienza che il corpo è la tua clava, la tua pietra focaia, il tuo cibo. il tuo inizio e la tua fine.
Sembrava che lei, attraverso il corpo (sempre seduto, raramente sollevato per mezzo di una leva breve delle braccia: da uno sgabello a un altro sgabello, e ritorno, come uno scimpanzé)testimoniasse qualcosa. Che lì intorno non c'era altro.
Lei siede per testimoniare quanto sa.
Non molto.
Poche cose.
Alcune.
Che esiste la schiena. che la schiena è composta di vertebre.
che le vertebre fanno male. possono far male.
che le ginocchia sono due.
che i muscoli della coscia sinistra sono atrofizzati.
che le mani possono ancora sedurre, se le muovi a ventaglio.
che gli occhi sono chiari, sono ragnatele che attendono ancora un preda.
che gli uomini non sono la cosa migliore che c'è sulla Terra.
Però senza accanimento.
Lei non è di quelle gattare che se ne andrebbero in giro a spander veleno. Assolutamente no. Ha una grazia intrinseca, appresa anche come strumento di sopravvivenza (chi vive per sedurre impara l'arte della seduzione) che la tiene connessa, in ascolto. Dice Più di sedurre mi piace lasciarmi sedurre. essere sedotti è il grande lusso.
In effetti sembra che i suoi occhi vadano in cerca di qualcosa. siano affamati di qualcosa su cui posarsi, da poter amare. da desiderare. ma vagano senza posa, senza trovare niente, nel presente.
sono costretti a girarsi all'indietro, per ammirare qualcosa. Il tempo presente è un raccolta andato male, una semina perduta dopo una grandinata. Non offre nutrimento.
Lei però non se ne lamenta. Sembra essere arrivata oltre qualcosa, che non menziona mai. che forse non si può menzionare. qualcosa che vedono solo gli asceti, i solitari, coloro che hanno rinunciato alla parte più affamata di sé, e attendono.
mi viene in mente che da qualche parte in India ci sono degli uomini venerati come i morti vivi. persone che si sono mummificate in vita. disidratate lentamente, così lentamente che il passaggio dalla vita alla morte è venuto meno. la porta non si è potuta sentire sbattere. il silenzio ha prevalso.
ecco.
ho pensato che lei, probabilmente si avvicina a questo genere di esseri, silenziosi, il cui percorso è ormai tutto interiore, le cui sorprese sono ormai tutte interiori.
Come se la sua grande scoperta, in definitiva, fosse stata proprio questa. Andare in fondo al corpo, uscirne con la coscienza che il corpo è la tua clava, la tua pietra focaia, il tuo cibo. il tuo inizio e la tua fine.
Sembrava che lei, attraverso il corpo (sempre seduto, raramente sollevato per mezzo di una leva breve delle braccia: da uno sgabello a un altro sgabello, e ritorno, come uno scimpanzé)testimoniasse qualcosa. Che lì intorno non c'era altro.
Lei siede per testimoniare quanto sa.
Non molto.
Poche cose.
Alcune.
Che esiste la schiena. che la schiena è composta di vertebre.
che le vertebre fanno male. possono far male.
che le ginocchia sono due.
che i muscoli della coscia sinistra sono atrofizzati.
che le mani possono ancora sedurre, se le muovi a ventaglio.
che gli occhi sono chiari, sono ragnatele che attendono ancora un preda.
che gli uomini non sono la cosa migliore che c'è sulla Terra.
Però senza accanimento.
Lei non è di quelle gattare che se ne andrebbero in giro a spander veleno. Assolutamente no. Ha una grazia intrinseca, appresa anche come strumento di sopravvivenza (chi vive per sedurre impara l'arte della seduzione) che la tiene connessa, in ascolto. Dice Più di sedurre mi piace lasciarmi sedurre. essere sedotti è il grande lusso.
In effetti sembra che i suoi occhi vadano in cerca di qualcosa. siano affamati di qualcosa su cui posarsi, da poter amare. da desiderare. ma vagano senza posa, senza trovare niente, nel presente.
sono costretti a girarsi all'indietro, per ammirare qualcosa. Il tempo presente è un raccolta andato male, una semina perduta dopo una grandinata. Non offre nutrimento.
Lei però non se ne lamenta. Sembra essere arrivata oltre qualcosa, che non menziona mai. che forse non si può menzionare. qualcosa che vedono solo gli asceti, i solitari, coloro che hanno rinunciato alla parte più affamata di sé, e attendono.
mi viene in mente che da qualche parte in India ci sono degli uomini venerati come i morti vivi. persone che si sono mummificate in vita. disidratate lentamente, così lentamente che il passaggio dalla vita alla morte è venuto meno. la porta non si è potuta sentire sbattere. il silenzio ha prevalso.
ecco.
ho pensato che lei, probabilmente si avvicina a questo genere di esseri, silenziosi, il cui percorso è ormai tutto interiore, le cui sorprese sono ormai tutte interiori.
martedì 11 agosto 2015
prime note per Dodò
Si torna a casa. Dodò ci ha parlato tanto. Era seduta sulla sua storia. Ha ancora gambe bellissime. Quando le ho detto Sei bella,ha detto Grazie. Sorrideva. Ci ha offerto la grappa al peperoncino, ha detto Ho preso troppo sole oggi. Le persone col cancro non devono stare al sole, vero?
Dodò è un corpo.
Dodò è stata posseduta dal proprio corpo. Non è stato facile, dice. Il corpo c'è,non puoi negarlo, non puoi tradirlo.
la guardo. Ha ottantasei anni. Dimenticata da quasi tutti. Prende una gamba, se la tira. Verso la bocca, dice Il problema non è questo. Il problema è camminare.
ma ci sorride lo stesso.
Dodò è un corpo.
Dodò è stata posseduta dal proprio corpo. Non è stato facile, dice. Il corpo c'è,non puoi negarlo, non puoi tradirlo.
la guardo. Ha ottantasei anni. Dimenticata da quasi tutti. Prende una gamba, se la tira. Verso la bocca, dice Il problema non è questo. Il problema è camminare.
ma ci sorride lo stesso.
lunedì 10 agosto 2015
Viaggio numero uno (di avvicinamento a Dodò)
Oggi andiamo in Lunigiana a conoscere Dodò. Piove. Gi è di cattivo umore perché non fumiamo da due mesi e per delle multe. È molto malmostoso per via dei baci ( che, a suo dire, gli lesino).
viaggio dietro col cane Gina.
viaggio dietro col cane Gina.
giovedì 6 agosto 2015
nove agosto
Ecco. Volevo dire che in questi giorni sto cercando di capire delle cose sul mio cellulare. Leggo Hrabal. Litigo con Gi. Poi vorrei andare in piscina. Però, essendo ostile al sole, in piscina dovei andarci quando gli altri se ne vanno.
Mi hanno detto che qui vicino a Chieri c'è una piscina che resta aperta fino alle undici di sera.
Magari ci vado, mi dico. Però poi, alle otto mi viene voglia di una birretta, e insieme alla berretta di mangiarci qualcosa. e così sfuma la piscina.
Non hai volontà, mi dico. E infatti, una delle cose mie peculiari più significative e che mi rappresentavano di più, tra tutte, è proprio questa latitanza di volontà. Che non vorrei definire assenza, ma poco ci manca. Soprattutto quando fa caldo e ho addosso una maglietta rosa che mi fa sentire orrendamente grassa la pancia e non mi lascia speranza in un futuro radioso (mio, del mondo) nei pressi di Chieri.
Mi hanno detto che qui vicino a Chieri c'è una piscina che resta aperta fino alle undici di sera.
Magari ci vado, mi dico. Però poi, alle otto mi viene voglia di una birretta, e insieme alla berretta di mangiarci qualcosa. e così sfuma la piscina.
Non hai volontà, mi dico. E infatti, una delle cose mie peculiari più significative e che mi rappresentavano di più, tra tutte, è proprio questa latitanza di volontà. Che non vorrei definire assenza, ma poco ci manca. Soprattutto quando fa caldo e ho addosso una maglietta rosa che mi fa sentire orrendamente grassa la pancia e non mi lascia speranza in un futuro radioso (mio, del mondo) nei pressi di Chieri.
domenica 9 novembre 2014
9 novembre duemilaquattordici
I cantanti si cantano solo tra cantanti gli attori si parlano solo tra attori, i veneziani non vedono di buon occhio i non veneziani, le mie storie me le dico da sola, Cammina, mi dico: c'è l'acqua alta, guarda. Hanno detto che è salata ma non l'hanno giurato. Non so se ci credo. Vorrei assaggiarla. Di questi tempi è tutta una burla, la tua vita scombinata. Oggi era il compleanno di un poeta e tu, mi dico, sei sempre, nel tuo sistema, al posto sbagliato.
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