venerdì 6 novembre 2015

I VICHINGHI E IL GIURAMENTO DI STRASBURGO (da Cronologie sinfoniche)


CRONOLOGIA UNIVERSALE



anno 842

vichingo danese





I Vichinghi danesi risalgono la Senna fino a Rouen e St Denis e (altri vichinghi) saccheggiano Londra.


Il governatore di Bari Pandone chiede l'intervento del berbero Khalfun per fronteggiare Siconulfo (rivale di Radelchi, duca di Benevento), ma gli armati di Khalfun,  entrano di sorpresa in città e, ammazzato Pandone, se ne impossessano. Radelchi si allea con Khalfun e invia il figlio Orso a espugnare Canosa insieme ai Saraceni, contro Siconulfo, ma le forze di Siconulfo prevalgono. Khalfun, approfittando di una guerra interna al Ducato di Benevento, distrugge Capua.

14 febbraio (un martedì) 

Ludovico il Germanico e Carlo il Calvo stipulano i Giuramenti di Strasburgo nei quali giurano di non stringere mai e per nessun motivo patti con Lotario ( imperatore, nonché loro fratello) in forma bilingue (antico tedesco:In Godes minna ind in thes christiānes folches ind unsēr bēdhero gehaltnissī e antico francese:Pro Deo amur et pro christian poblo et nostro commun saluament,).


5 gennaio (un giovedì)

Malgrado la sua forte fibra e il suo fisico atletico, contrasse una forte febbre e morì. Era l'ottavo califfo della dinastia Abbaside Al-Muʿtaṣim.


le foto che non abbiamo fatto

Questa è la nostra storia al punto in cui siamo. Non abbiamo tempo di tornare indietro. Se vogliamo un passato la sola strada possibile è questa: metterci in posa, simularlo.






Foto numero uno
Io  mangio il mio gelato, tu bevi il tuo caffè. Tavolino tondo con tovaglia traforata di plastica. La mia coppa è a forma di cigno. Altri attorno a noi, non siamo soli.

Quando ci siamo seduti tu hai detto che sapevi già tutto. Hai detto che quando ci siamo seduti non era già più l’inizio. L’inizio era prima. Hai detto che quando ci siamo seduti era l’inizio per me. 
Per te l’inizio era prima, era dalle scale della metropolitana, a venire avanti, a scoprire il tavolo e le sedie della piazza, a cercare con lo sguardo quello che poi avresti trovato e avresti visto sempre.
Io avevo la borsa in braccio, leggevo. Facevo finta di leggere, un libro. Facevo passare il tempo perché sapevo che saresti arrivato ma non sapevo quando e non sapevo chi eri. Sapevo che saresti arrivato.

Il tavolo era rotondo e ci siamo seduti. Ma  l’inizio era prima.
L’inizio era prima, quando ancora io non ti avevo visto, quando stavo in piedi e il tavolino non era ancora il tavolino del nostro  incontro.
Era prima. Quello che avevi visto tu era dalle scale della metropolitana.

Non importa come la gente si trova. Non ha importanza. La vita è troppo difficile per imporsi ancora ulteriori regole, non bisogna farsi lo sgambetto da soli, non bisogna avere paura di facilitarsi le cose. Hai detto.

Per facilitarti le cose avevi scelto me.

Sul tavolino ci metto una coppa di gelato e un caffè lungo. Un quotidiano non ancora letto piegato su se stesso come per picchiare un cane, il menù del bar con foto a colori di coppe gelato. Sempre così diverse le foto dal gelato. La foto è lucida, il gelato non può essere lucido. La foto falsa la dimensione: enorme, appagante, una cosa che non finirà mai. Il gelato è la riproduzione imperfetta di quella solennità fotografica.
La realtà è sempre leggermente meno efficace della simulazione. Infatti.





Foto numero due: in un bosco, un albero flesso quasi fino al suolo. I rami sono cresciuti verso l’alto, verso la luce. Ma l’albero ( una quercia?) non è caduto, non c’è frattura visibile sul suo tronco, sembra solo inclinato, come dal vento.

In un bosco ogni cosa umana si rimpicciolisce, prende dimensioni terrene delle foglie, dei piccoli semi, degli insetti e della semplice terra. Siamo rimasti in silenzio a lungo ad ascoltare le cicale e sotto le cicale, un tappeto di api. Hai paura delle api? Ti ho chiesto - Sì, mi hai detto. Le api non fanno niente - ti ho detto - le api non fanno proprio niente, non devi aver paura, ti ho detto. Io ho paura dei cinghiali, ti ho detto. Perché? mi hai chiesto. Non so, ti ho detto, per via dei piccoli forse. Se un cinghiale è madre con i piccoli, se dovesse vedere un pericolo i noi, ci attaccherebbe.
Dunque sarebbe lei che ha paura di noi? Hai detto. Si – ti ho detto, una paura che genera altra paura.
Eccetera- hai detto tu. 
Poi ci siamo alzati ed abbiamo continuato a camminare lungo il sentiero, ma non ci siamo persi. Perdersi potrebbe essere bello ma anche brutto. Perdersi è un attimo. Però è molto difficile perdersi in un bosco, si sta troppo attenti.

tempo

Un secondo dopo il presente è già memoria.

è grazie alla memoria che le cose si sistemano,
si organizzano,
si giustificano.

Per il solo fatto di essere state?

(2012)








canto dell'amputato










Da giorni vede ciò che non c'è:
sugo di tonno con scorza di limone,
sigarette con filtro strappato
sdraio aperta dal lato sbagliato,
neve.

Sono lische di sirene:
cantano forte 
per non saperne niente 
del niente della morte.






(2012)

giovedì 5 novembre 2015

IL PHAYALO e LE CROCIATE (da Cronologie sinfoniche)




"Anche se non sei buono di carattere, se ti porti dietro i misfatti originali,i tuoi disastri o le tue colpe. Se hai le orecchie e gli occhi hai comunque una consegna, una specie di lasciapassare; non dico proprio una ragione, ma una scusa, almeno, per stare al mondo."



torma indisciplinata e raccogliticcia






CRONOLOGIA UNIVERSALE




AGOSTO|1096

Una torma di gente raccogliticcia e indisciplinata - guidata dal monaco predicatore Pietro l'Eremita - giunge il 1 agosto a Costantinopoli, guardata con sospetto dai bizantini, che hanno avuto notizia dei saccheggi e delle devastazioni e dei massacri compiuti durante il viaggio dai partecipanti a questa spedizione ( poi detta dagli storici "crociata dei poveri" i "degli straccioni"). Inoltratisi in Asia Minore, costoro (i "crociati poveri" o "gli straccioni"), vengono sterminati dai turchi presso Nicea.

Intorno a questa stessa data è documentata l'esistenza, della parte centro settentrionale dell'attuale Thailandia, di un piccolo stato thai: il Phayalo.

martedì 3 novembre 2015

Il ragazzo che trasformò sua sorella in una rana (materiali)

A scuola in prima media i primi giorni (fino a novembre) andava tutto bene. La scuola mi piaceva. I compagni erano simpatici. I professori erano simpatici. Abbastanza.
Però da Novembre sono cominciati dei problemi, perché non rispondevo a tutte le domande. Perché non mi ricordavo le risposte. Perché la domenica sera mi dimentico i libri a casa di papà e non posso ripassare, oppure a volte studio ma non mi ricordo le cose che ho studiato. Come i Sumeri.
I greci.
Le palafitte.
Le divisioni con la virgola la mamma non le sapeva. Perché non se le ricordava.
Papà me le ha spiegate al telefono. Non ci capivo. Ha detto che me le spiegava govedì, ma giovedì era tra due giorni e il compito in classe era mercoledì. Rita dice che in prima liceo usano la calcolatrice quindi niente.
Quindi alla fine mi becco un due dalla Messettilli e tanti saluti.
Poi giovedì papà dice che se voglio me le spiega, ma io dico di no. Ormai.
Poi me le spiega lo stesso perché papà dice che non mi devo arrendere subito alla prima difficoltà. Io gli dico che non è la prima difficoltà, che c’erano anche i Sumeri e la deriva dei continenti. Mi ha voluto spiegare a tutti i costi le divisioni con la virgola con la tecnica di aggiungere gli zeri come faceva lui alla mia età, che si aggiungono prima gli zeri come se moltiplicassi per dieci per cento per mille, e poi si tolgono gli zeri ed è fatta. Perché ogni volta togli uno zero o metti uno zero ed è più facile.
Io dico a papà che la Messettilli le ha spegate in un altro modo e papà dice che la Messettini non capisce un cazzo.
Allora come me le spiega papà le capisco per un attimo, ma poi invece non le ho capite. Prima credevo di averle capite, perché quando c’era lui le capivo, ma poi quando lui non c’era, ho capito che non le avevo capite.
La Messettilli ha detto che le divisioni con la virgola o si sanno fare o non si sanno fare.
Io ho detto che a volte si sanno a volte no.
Mi ha dato un altro due. Che era il due del compito di recupero.
Siccome due più due diviso due fa sempre due, alla fine non ho recuperato.


La mamma mi ha dato i fiori di Bach per la concentrazione per la sicurezza per le mani sudate per la memoria. Ma le divisioni con la virgola non mi vengono.