lunedì 21 marzo 2016

dal diario del quotidiano

Stanotte Gi ha detto, per i debiti che si sono accumulati sarebbe importante avere un secondo stipendio. Io all'inizio pensavo intendesse dire che voleva cercarsi un altro lavoro oltre al suo, per arrotondare, ma poi, quando si è fatta l'alba, ho capito che parlava di me, che era mio il secondo stipendio di cui parlava dicendo che ce ne sarebbe stato molto bisogno. Allora prima mi sono sentita molto triste, e volevo dormirci sopra, poi mi sono svegliata di cattivo umore, e ho pensato di andare a tagliare i capelli a mia nonna. Non aveva molto bisogno di tagliare i capelli perché, mi ha detto, l'ultima volta me li hai tagliati con la luna calante, sono ricresciuti poco. Comunque alla fine glieli ho tagliati poco poco, dietro il collo e un po' davanti e mi ha dato trenta euro e una bottiglia d'olio toscano da un litro.

mercoledì 16 marzo 2016

ci voleva coraggio

Poi improvvisamente mi viene in mente il caldo nella pancia ma anche al fondo della gola che mi veniva quando per sbaglio a casa di mia bisnonna dal vassoio delle caramelle pescavo quella al brandy. La scartavo e lo sentivo che era più appiccicosa delle altre, ma non me ne importava. La mettevo in bocca. Cominciavo a sentire quel caldo che brucia e passa dalla bocca al dentro che mi spaventava ma era bello. Una cosa da grandi e un segreto. Pensavo, il nonno si mangia queste caramelle. Non mi piacevano perché erano brucianti e quasi amare. Però erano da grandi, erano le caramelle per gente adulta. Ci voleva coraggio. 

come farci fare visita dai morti

Sara dice che i morti tornano, in una stagione precisa, cioè tra la fine dell’autunno e l’inizio dell’inverno. Dice che passano dallo specchio, che per loro è come una finestra, se non c’è lo specchio loro non possono passare.
Quindi ci vuole lo specchio. E quello c’è.
Poi servirebbe una fotografia, e qualcosa di buono, o di bello. Qualcosa che a loro piaccia, per invogliarli a venire. Forse dei fiori, o dei dolcetti, o della farina dolce.

Ecco. Tutto qui. Perché i morti non hanno molte pretese, a quanto pare.

domenica 13 marzo 2016

pace

così poi 
fecero questa pace
che non era una vera pace
era solo un intervallo
per indicare la fine tra una guerra e l'altra
una specie di segno
per dire che il nome della guerra cambiava
che prima si chiamava in un modo
e da quel momento in avanti
si sarebbe chiamata in un altro
anche se la sostanza era poi sempre la stessa
e molti anni dopo
quando si cercò di riassumere le cause
di quella guerra o quell'altra subito successiva,
nessuno seppe più dire quali fossero state,
perché a tutti venivano in mente cose anche sensate
che però non erano quelle
perché erano sì delle cause, ma non delle cause prime
perché le cause prime andavano ricercate molto più indietro
così indietro che nessuno le sapeva più,
in definitiva le cause prime avevano a che fare con storie di clave
di diritti di passaggio e di possesso di qualcosa
di irrilevante ma fondamentale,
un sasso un bastone una femmina in calore,
e di un primo cranio scassato
di qualcuno neppure ancora del tutto
umano.

lunedì 22 febbraio 2016

nel cerchio (poesia)











Tutto il giorno a rovistare nel cerchio
a cercare qualcosa rovistando
l'aggeggio
per scardinare il grande vuoto.




mercoledì 17 febbraio 2016

ragioni per andare in Polonia





sì perché poi alla fine noi siamo solo in cerca di gentilezza.

poesie (2010)

1 Infiniti pesanti

Non vorrei parlare. Ho paura di tutto
da quando ho ricominciato ad avere fede
non so più vivere normalmente 
non trovo i nomi e chiedo tutto agli altri.
So che ci sei a volte
ma ne dubito
Esistere e amare sono infiniti pesanti
dicono gli astri che c’è un confine liquido
tra  luce e morte oggi
Stringo un pezzo di pane tra le mani 
che tu mi hai dato  ma non è questo il punto  
è il mio pane adesso
e vado.





2 voyage

Mentre stai per volarmi via
sistemi le ultime cose in valigia 
anche se io
non ti vedo partire
né ti vedo tornare
delle tante credo più 
queste due sole cose:
che bisogna sfrondare 
che bisogna aspettare.
Per rispetto alla prima direi:
l'attesa basta.
Invece non ho pace
salgo e scendo continuamente
e quello che non dovrei
lo voglio ancora.


3 Salvezze

(Come fa la neve quando smette
d'essere acqua ed esige d'essere
con una forma sua)


Cosmè Tura (attaccato alla porta in forma 
di quattro cartoline),Ettore, Patroclo 
e Achille (che una volta si è nascosto 
conciato da donna),
acidi da fotografo dilettante,
la relatività ristretta spiegata da Einstein 
in persona, le grandi stazioni del secolo scorso 
riassunte in manuale Hoepli,
tutte le pietre ornamentali di palazzo ducale,
il primo volume di un'opera omnia.
Tasselli di cose perseguite da altri 
vite intere. Di tutto voglio
sapere che c'è, aver coscienza di un punto 
per ogni punto dove il pensiero coagulandosi 
ha creato per qualcuno 
un senso.




4 Bar

...la mano s'offre gentile 
brindi e bevi per dimenticare:
marziani verdi sulla copertina di un inserto
aggiornamenti sul clima del millennio
le apocalissi che vedi quotidiane
sulle facce e dentro
si fa chiarezza su troppe cose
che i nostri corpi umani non possono tollerare
siamo pieni di certezze tali
che vacilliamo e basta
ad ogni minimo progresso 
della scienza.
sua madre vive in una casa grande, due stanze chiuse
per non sporcarle. come se non ci fossero
quelle stanze.
- una volta si aveva meno ma la frutta 
aveva un profumo!
Adesso quelle sue stanze chiuse a chiave
pulite e buie
spiano dal buco della serratura
seguono il gioco 
senza giocare.
- avevo anche un cane, gli volevo bene
un' intelligenza davvero unica, mostra la foto, 
le dita tremano mentre pronuncia il nome
di cane, che non denota sforzo d’originalità
(ora la gente chiama i cani con nomi più da uomo che da cane
Gianmarco, Valerio, Carlomagno, a seconda della taglia 
delle fattezze del naso)
ad un certo punto si alza, chiede ancora un bicchiere
l'altro legge o guarda
da un'altra parte.
Non si conoscono e potrebbe finire così. 
Potrebbe finire così - in eterno.




5 E avremo vinto

Dire quel che non si può dire,
essere fuori dalla moda di essere fuori.
Se dico la verità
teoricamente sono già fottuto 
anche praticamente
sono comunque fottuto.
Allora la prendo larga, dico cose
che fanno capire che ho capito che
ma le dico in un modo che non si capisca
se davvero le voglio dire 
oppure no, così
qualora qualcuno dovesse accusarmi
d’aver detto quello che stavo dicendo
timidamente, potrei ancora
negare, dire No, cosa avete capito
per chi mi prendete? Per uno che dice cose simili!
Ma figuriamoci.

Così tutto si mischia: il bene e il male
le paperelle nella vasca, la vittima e il carnefice
l’essere e il nulla.
Siamo intelligenti n’est pas?
Siamo intelligenti e scevri da colpa
ci muoviamo bene perché dove ci muoviamo noi
è il nostro mondo, creato su misura per noi
siamo eleganti, fumiamo eleganti, sparliamo eleganti,
siamo delle merde eleganti.
Gli altri, quelli che ci guardano 
pensino pure cosa vogliono
presto o tardi verranno anche loro 
con un mazzo di fiori e il mezzo sorriso
chez nous sguardo basso a chiedere 
un qualcosa. E noi glielo daremo 
e avremo vinto.