QUI C'È DISORDINE. NON È UN'IMPRESSIONE. È PROPRIO COSì.
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martedì 25 agosto 2015
molto bene
sveglia. limone spremuto. yoga per vecchi.scendo a buttare il vetro e la carta. doccia calda. stiro un po' della roba del mucchione sullo stendino e mi metto a finire la riduzione dell'insostenibile leggerezza. poi mi sa che esco, vado a comprarmi le lenticchie di quelle piccole. che me ne frega.
domenica 23 agosto 2015
idee buone ma non per me
stamattina mi ha scritto runtastic per dirmi Hi Vale, we missed you this week.
mi verrebbe quasi voglia di andare a correre per non farli preoccupare, ma non sono tanto sicura che con la sciatalgia vada bene correre. per i rimbalzi. non so. non vorrei che il rimbalzo reiterato, sulla schiena potesse avere un brutto effetto.
anche se mia cugina dice che non c'entra la schiena. se hai mal di schiena, l'ultimo posto dove devi pensare di avere dei problemi è la schiena.
può essere l'intestino, o il fegato, al limite.
comunque ancora per oggi sto ferma.
mi è venuto in mente che mio fratello aveva lasciato a casa di nostra madre, un armadio pieno (proprio pieno, stipato) di VHS. erano quelli che davano con La Repubblica ad un certo punto negli anni ottanta. C'erano delle cose belle. Film italiani. Tipo Indagini su un cittadino al di sopra di ogni sospetto. e poi anche, dopo, film stranieri. mi pare. comunque cose belle. con robert bredford e altri.
allora pensavo, se avessi la macchina potrei andare fin da ia madre e prendermi su un po' di VHS, e guardarmeli seduta sul divano.
però poi
A non ho la macchina.
B non ho il lettore VHS
C non so se i VHS si sono conservati, potrebbero anche essere ammuffiti. da mia madre ammuffisce tutto.
quindi niente.
resterò a casa a sentire i vicini di sotto che litigano (dalle 6 e 45)
mi verrebbe quasi voglia di andare a correre per non farli preoccupare, ma non sono tanto sicura che con la sciatalgia vada bene correre. per i rimbalzi. non so. non vorrei che il rimbalzo reiterato, sulla schiena potesse avere un brutto effetto.
anche se mia cugina dice che non c'entra la schiena. se hai mal di schiena, l'ultimo posto dove devi pensare di avere dei problemi è la schiena.
può essere l'intestino, o il fegato, al limite.
comunque ancora per oggi sto ferma.
mi è venuto in mente che mio fratello aveva lasciato a casa di nostra madre, un armadio pieno (proprio pieno, stipato) di VHS. erano quelli che davano con La Repubblica ad un certo punto negli anni ottanta. C'erano delle cose belle. Film italiani. Tipo Indagini su un cittadino al di sopra di ogni sospetto. e poi anche, dopo, film stranieri. mi pare. comunque cose belle. con robert bredford e altri.
allora pensavo, se avessi la macchina potrei andare fin da ia madre e prendermi su un po' di VHS, e guardarmeli seduta sul divano.
però poi
A non ho la macchina.
B non ho il lettore VHS
C non so se i VHS si sono conservati, potrebbero anche essere ammuffiti. da mia madre ammuffisce tutto.
quindi niente.
resterò a casa a sentire i vicini di sotto che litigano (dalle 6 e 45)
adesso se mai
adesso se mai il problema sarà come dire a Gi che ho decapitato il centigradi a fin di bene. Perché sicuramente comincerà a questionare e a dire che il centogradi era pù bello prima, con la punta e mi rinfaccerà che l'ho rotto.
però non importa. se uno è convinto deve stare sereno. io sono molto serena del fatto che adesso va meglio, senza quella proboscide senza significato, del centogradi.
non che me ne freghi più di tanto del centogradi.
in questi giorni non me ne frega di niente.
fosse per me non farei niente. come ho detto.
ma dovendo comunque partecipare alla vita dell'alba del giorno e del tramonto come tutti gli altri animali per non dare nell'occhio, per non essere poi additata come larva o come parassita, allora cerco di fare qualcosa. di utile e costruttivo. che si configura nel passare questo centigradi nelle intercapedini di
termosifoni
spazi eliminali tipo frigorifero/lavapiatti,
i bordi del bidet e del cesso
i bordi dei lavabi
le piastrelle e la doccia (dentro e fuori).
però non importa. se uno è convinto deve stare sereno. io sono molto serena del fatto che adesso va meglio, senza quella proboscide senza significato, del centogradi.
non che me ne freghi più di tanto del centogradi.
in questi giorni non me ne frega di niente.
fosse per me non farei niente. come ho detto.
ma dovendo comunque partecipare alla vita dell'alba del giorno e del tramonto come tutti gli altri animali per non dare nell'occhio, per non essere poi additata come larva o come parassita, allora cerco di fare qualcosa. di utile e costruttivo. che si configura nel passare questo centigradi nelle intercapedini di
termosifoni
spazi eliminali tipo frigorifero/lavapiatti,
i bordi del bidet e del cesso
i bordi dei lavabi
le piastrelle e la doccia (dentro e fuori).
oggi (piccola cosa(
Oggi non riuscivo a fare niente delle cose che volevo fare. perché appena mi mettevo lì subito mi veniva sonno.
allora ho preso il centogradi e gli ho staccato un pezzo che secondo me era inutile o anche dannoso, che sarebbe poi la punta, quella che teoricamente dovrebbe essere direzionale.
e l'ho buttata.
Poi ho passato il centigradi sia in cucina che in bagno, ed era tutto pulito. allora da lì in poi le cose hanno ricominciato ad andare un po' meglio.
allora ho preso il centogradi e gli ho staccato un pezzo che secondo me era inutile o anche dannoso, che sarebbe poi la punta, quella che teoricamente dovrebbe essere direzionale.
e l'ho buttata.
Poi ho passato il centigradi sia in cucina che in bagno, ed era tutto pulito. allora da lì in poi le cose hanno ricominciato ad andare un po' meglio.
mercoledì 19 agosto 2015
alcune riflessioni su cose varie
MORBIDEZZA
Mi stavo chiedendo appunto (stamattina alle cinque e cinquanta), una cosa sulla morbidezza del gatto. la questione consiste più o meno in questo: Quando noi affondiamo le mani nel gatto, percependone la morbidezza del vello, e proviamo la naturale sensazione di gradevolezza, e desideriamo ancora di più accarezzare il gatto, il quale a sua volta attiva il ronron per manifestare la propria approvazione al nostro concederci alla sua morbidezza e si lascia percepire e godere in tutta la sua morbidezza di gatto dal pelo morbidissimo e cremoso, noi, cosa facciamo?
noi, quando accarezziamo il gatto, cosa stiamo facendo?
lo accarezziamo per manifestargli la nostra simpatia di uomini, la nostra gentilezza e la nostra disponibilità a prenderci cura di lui e del suo vello, o per altre ragioni più interconnesse al fatto che quando affondiamo le dita lungo e attraverso la sua superficie pelosa, la cosa ci piace?
se il gatto, invece del vello, del manto morbido e folto, avesse dei chiodini,
ci piacerebbe ugualmente accarezzarlo?
i gatti crostosi e malati, i gatti maschi che tornano dalla guerra gatto-cosmica, ci piacciono? ci invogliano le carezze?
non so.
non mi pare.
quindi, smettiamola di dire che noi accarezziamo i gatti perché ci piacciono i gatti, nel senso truffaldino di amare l'animale gatto in quanto animale, e ci piace prenderci cura di lui.
la verità è che il nostro affetto, il nostro desiderio di comunione col gatto risiede tutto nella morbidezza.
tolta la morbidezza ( ammesso che sia possibile concepire appunto un gatto senza pelo, o rognoso, o con degli stuzzicadenti al posto dei peli), tolto il fascino ancestrale e il potere atavico del gatto sui nostri sensi e, dunque, dal nostro cuore.
noi non amiamo il gatto, non l'abbiamo mai amato.
abbiamo amato, semmai, la sua morbidezza. la sua occasione di piacere sfruttabile e di facile portata.
noi dovremmo ammettere di non amare il gatto in quanto gatto, o di non amare del gatto che la sua qualità più importante per noi. la sua essenza tattile. non che sia una colpa. era solo per rimettere le cose al loro posto.
REGOLARITA' | COLAZIONE
Quando avevo cinque sei anni andavo a dormire dalla bisnonna Lucia. La mattina, sempre, ogni mattina che mi svegliavo a casa sua, la nonna ( bis), aveva sparso per la casa l'odore del pane abbrustolito nel forno per la mia colazione.
la colazione a casa della nonna (bis) consisteva in questo pane a pezzi, il pane del giorno prima, della cena o del pranzo del giorno prima, abbrustolito e una tazza di latte e un uovo sbattuto con lo zucchero.
non so se mi piacesse il pane abbrustolito. Non me lo domandavo. Perché il punto non era se il pane abbrustolito fosse o non fosse la cosa più desiderabile per la colazione, era piuttosto che il pane abbrustolito c'era. e c'era sempre. col suo odore che diffondeva ovunque, che era sempre lo stesso odore di pane abbrustolito di quel tipo, che era il tipo di pane che comprava mia nonna (bis), con lo strutto, bianco, molto bianco (doveva considerarlo un lusso raggiunto).
la colazione mi era sommamente gradita per il fatto che era sempre la stessa, non c'erano sorprese. non c'era alcuna sorpresa. e questo doveva sembrarmi meraviglioso, a quel tempo.
la mattina mia nonna (bis) veniva a svegliarmi, e nell'aria c'era già l'odore le suo pane caldo, e sul tavolo in cucina c'era già la mia tazza con il latte dentro e una tazzina a fianco, con dentro l'uovo sbattuto con lo zucchero, che io spalmavo sul pane, previamente, prima di cacciarlo nel latte.
era buono? sì, era buono. era buonissimo.
perché?
perché mia nonna sapeva sbattere l'uovo come nessun altro. sapeva sciogliere lo zucchero dentro l'uovo. non so come facesse. non ho mai più assaggiato nessun uovo sbattuto così bene, con quella sapienza.
la considerazione era solo questa: la colazione a casa di mia nonna (bis), era la colazione, non suscettibile di miglioramenti.
non c'erano altre colazioni concepibili. perché era il rito del profumo del pane, e tutto il resto.
DOLORE | FANTASMA DEL DOLORE
Quando, dopo oltre cinque giorni di sciatalgia, ho acconsentito a prendere un voltaren, il dolore è effettivamente scomparso. Ma dove?
dove scompare la sciatalgia, quando prendi il voltaren?
la risposta è che non scompare. si nasconde da qualche parte. Io credo che il dolore, quando prendi un antidolorifico, si nasconda nella memoria.
ti ricordi del dolore, sai dove si trova, anche se al momento è irreperibile.
dov'è il dolore?
non si sa.
è un'illusionismo.
non so come rapportarmi a questa assenza di dolore, diffido di lei. Ho l'impressione che sia truffaldina. che sia un raggiro, un inganno che prima o poi si rivelerà nella sua ingenua inconsistenza.
il dolore raggirato si vendica, penso, chinandomi a raccogliere i jeans che solo ieri sera mi sarebbero sembrati irraggiungibili.
molto bene. Noi viviamo così. di queste scorciatoie. adesso l'ho capito.
però continuo a pensare al dolore fantasma, al luogo del suo stare in attesa, al suo limbo.
il luogo nel quale i dolori scacciati, estromessi, dimenticati a forza, attendono pazientemente il tempo dell'irruzione finale.
Per oggi solo questo.
lunedì 17 agosto 2015
diciassette agosto quindici
Allora viene il momento che scendi in cantina a cercare la pompa della bici e trovi la scatola delle palline di natale con l'albero finto conficcato in un tubo e ti si stringe il cuore mentre ti sovviene che son già due o tre natali che l'albero non si fa più, e ti dici Se buttassi via tutta sta roba? E pensi non si sa mai, magari quest'anno. Poi ti dici Mino ormai è grande non gliene frega più niente, lo facevi per lui, pensi Buttiamole va. Poi pensi Ma che ti fanno ste palle? tienile che non si sa mai. Siamo pure ebrei, pensi. Ma che c'entra, pensi,vedi mo che adesso uno perché e ebreo non può più farsi l'albero di natale, ci mancherebbe ancora. Allora le lasci stare li e, anzi, ti viene anche voglia di ampliare la collezione. Ma perché uno deve sempre fare le cose che non gli piacciono e quelle che gli piacciono devono risultare in un modo o nell'altro sconvenienti? Fanculo, ti dici. E ti riproponi anche di comprare un nuovo alberello, più folto, meno spennacchiato, questo Natale, e di far su un bell'alberone addobbato coi fiocchi. Col coso in cima. il coso lì. il pennacchio. Pennacchio?
Il punteruolo.
Il pungiglione.
Come si chiama?
Il puntone.
Puntale.
Ecco sì,puntale.
Un bel puntale. E non se ne parla più.
Il punteruolo.
Il pungiglione.
Come si chiama?
Il puntone.
Puntale.
Ecco sì,puntale.
Un bel puntale. E non se ne parla più.
sabato 15 agosto 2015
diario quindici agosto del quindici
qui nel condominio adesso c"è la moda, quando si stende, di appendere le mollette agli angoli lenzuola, per non farle svolazzare in aria e rivoltarsi come teste di cavalli imbizzarriti.
ho provato anch'io, ma niente. Sono indomabili. Il vento solleva anche le mollette.
forse dovrei cercare mollette più pesanti. Voglio chiedere alla vicina che tipo di mollette usa. Le sue lenzuola sembrano piombate.
non preoccuparti per me,qui mi diverto.vedo certi temporali. E faccio il caffè nella mia caffettiera, che per fortuna è sempre lei.
uno di questi giorni pensavo di prendere il treno fino all'ultima stazione, per scendere e vedere che c"è. Dicevamo sempre di andarci una volta, ma poi, forse perché il treno è sempre stato così a portata di mano, non ci si è mai saliti davvero. Ma anche per lasciarsi uno spazio libero, un angolo di occasione di inaspettato. Non so. A volte è difficile intraprendere cose. Ma a volte no.
uno di questi giorni voglio proprio andare fino a Ceres, o a Trovatello, sperando che non tiri un vento troppo forte, e vedere un po' com'è la gente là, come incartano il pane o il formaggio.
per il resto non ci sono novità. A parte i ghiri, che mia madre dice che hanno trovato il modo, dal sottotetto, di uscire in cucina, e sembra che compiano queste spedizioni solo per i pistacchi. Impadronitisi di alcuni pistacchi del barattolo, sembra che i ghiri se ne tornino nel sottotetto attraverso il loro tunnel. Però mia madre non è contenta e vuole chiudere il buco, perché a quanto dice, i ghiri spesso, durante le scorribande perdono alcuni pistacchi, che poi al mattino vanno pestati e producono rumore e schiocchi e molto disordine in cucina.
la mia sola angoscia era che, tappando il buco, i ghiri restino incastrati nel tunnel e, non avendo sufficiente spazio per voltarsi, non sappiano tornare su. Mia madre si è convinta di non murare subito il tunnel, di mettere un"assicella di preavviso, con alcuni pistacchi e l"avviso: Mangiatevi questi e tornatevente su, qua mureremo.
tutto qua per oggi.
spero che nessuno mi faccia delle fotografie. Ho scoperto che le fotografie, protratte e scattate con insistenza, possono far sparire qualsiasi cosa.
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